lunedì 23 giugno 2014

Hermann Hesse. Il lato interiore ed esoterico del Giuoco



“ «Penso» scrive Knecht al suo amico e patrono «che si può essere un ottimo, anzi virtuoso, giocatore di perle e persino un valente Magister Ludi senza intuire il vero e proprio mistero del Giuoco o il suo più profondo significato. Anzi potrebbe darsi che proprio chi ne abbia l’intuizione e la conoscenza, una volta diventato specialista nel Giuoco delle perle o dirigente di esso, sia pericoloso per il Giuoco più di quanto non sano gli altri. Infatti, il lato interiore ed esoterico del Giuoco, come sempre la parte esoterica, tende a trascinare l’uno nel tutto, a scendere nelle profondità dove regna soltanto l’eterno respiro sufficiente a sé stesso nel suo perpetuo andare e venire. Chi avesse avuto fino in fondo, dentro di sé, il significato del Giuoco, non sarebbe più un vero e proprio giocatore, non starebbe più nel molteplice né sarebbe capace di gioire delle invenzioni, delle costruzioni e combinazioni, dato che conoscerebbe un piacere e una gioia tutti diversi. Siccome ritengo di essermi avvicinato al significato del Giuoco delle perle, sarà meglio per me e per gli altri che non faccia del Giuoco la mia professione.”
HERMANN HESSE (1877 – 1962), Il giuoco delle perle di vetro. Saggio biografico sul Magister Ludi Josef Knecht pubblicato insieme con i suoi scritti postumi, trad. di Ervino Pocar, introduzione («Il gioco delle perle di vetro» di Hermann Hesse ovvero la seconda accoglienza, 1962) di Hans Mayer, Mondadori, Milano 1979 (I ed. 1955), ‘Saggio biografico sul Magister Ludi Josef Knecht’, ‘Anni di studio’, p. 123.

Hermann Hesse, Maskenball (1926), acquerello e grafite, 24.1 X 23.1. Collezione privata.

“ «Ich denke mir», schreibt Knecht seinem Gönner, «daß man ein ganz guter, ja virtuoser Glasperlenspieler sein kann, ja vielleicht sogar ein recht tüchtiger Magister Ludi, ohne das eigentliche Geheimnis des Spieles und seinen letzten Sinn zu ahnen. Ja es könnte sein, daß gerade ein Ahnender und Wissender, wenn er zum Fachmann im Glasperlenspiel oder dessen Leiter würde, dem Spiel gefährlicher werden könnte als jene. Denn die Innenseite, die Esoterik des Spiels, zielt wie alle Esoterik ins Ein und All hinab, in die Tiefen, wo nur noch der ewige Atem im ewigen Ein und Aus sich selbst genügend waltet. Wer den Sinn des Spiels in sich zu Ende erlebt hätte, wäre eigentlich schon kein Spieler mehr, er stünde nicht in der Vielfalt mehr und wäre der Freude am Erfinden, Konstruieren und Kombinieren nicht mehr fähig, da er eine ganz andere Lust und Freude kennt. Da ich dem Sinn des Glasperlenspiels nahe zu sein meine, wird es für mich und für andre besser sein, wenn ich das Spiel nicht zu meinem Beruf mache, sondern mich lieber auf die Musik verlege.»ˮ
HERMANN HESSE, Das Glasperlenspiel. Versuch einer Lebensbeschreibung des Magister Ludi Josef Knecht samt Knechts hinterlassenen Schriften (in 2 Bände, Fretz & Wasmuth, Zürich 1943), in ID., Gesammelte Schriften, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1968, Sieben Bände, Band 6, ʻLebensbeschreibung des Magister Ludi Josef Knechtʼ, ʻStudienjahreʼ, S. 199.

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