domenica 15 giugno 2014

Giacomo Leopardi. Il vago e l’indeterminato


“ Da fanciulli, se una veduta, una campagna, una pittura, un suono ec. un racconto, una descrizione, una favola, un’immagine poetica, un sogno, ci piace e diletta, quel piacere e quel diletto è sempre vago e indefinito: l’idea che ci si desta è sempre indeterminata e senza limiti: ogni consolazione, ogni piacere, ogni aspettativa, ogni disegno, illusione ec. (quasi anche ogni concezione) di quell’età tien sempre all’infinito: e ci pasce e ci riempie l’anima indicibilmente, anche mediante i minimi oggetti. Da grandi, o siano piaceri e oggetti maggiori, o quei medesimi che ci allettavano da fanciulli, come una bella prospettiva, campagna, pittura ec. proveremo un piacere, ma non sarà più simile in nessun modo all’infinito, o certo non sarà così intensamente, sensibilmente, durevolmente ed essenzialmente vago e indeterminato. Il piacere di quella sensazione si determina subito e si circoscrive: appena comprendiamo qual fosse la strada che prendeva l’immaginazione nostra da fanciulli, per arrivare con quegli stessi mezzi, e in quelle stesse circostanze, o anche in proporzione, all’idea ed al piacere indefinito, e dimorarvi. Anzi, osservate che forse la massima parte delle immagini e sensazioni indefinite che noi proviamo pure dopo la fanciullezza e nel resto della vita, non sono altro che una rimembranza della fanciullezza, si riferiscono a lei, dipendono e derivano da lei, sono come un influsso e una conseguenza di lei; o in genere, o anche in ispecie; vale a dire, proviamo quella tal sensazione, idea, piacere ec., perché ci ricordiamo e ci si rappresenta alla fantasia quella stessa sensazione immagine ec. provata da fanciulli, e come la provammo in quelle stesse circostanze. Così che la sensazione presente non deriva immediatamente dalle cose, non e un immagine degli oggetti, ma della immagine fanciullesca; una ricordanza, una ripetizione, una ripercussione o riflesso della immagine antica.”
GIACOMO LEOPARDI (1798 - 1837), Zibaldone di pensieri (1817 – 1832), in Id., Opere, a cura di Sergio e Raffaella Solmi, vol. 52 di 75 de “La letteratura italiana. Storia e testi”, Ricciardi, Milano-Napoli (1951 – 2001) editio princeps (dal 2004 di proprietà dell’‘Istituto dell’Enciclopedia italiana’, Grandi Opere Treccani) 1956, 2 tomi, tomo II [514 – 516], (16 Gennaio 1821), pp. 165 – 166.




Luchino Visconti (1906 - 1976), Vaghe stelle dell'Orsa (Italia 1965). Soggetto e sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti. Fotografia: Armando Nannuzzi. Montaggio: Mario Serandrei. Musiche: Cesar Franck (1822 -- 1890), Preludio, corale e fuga, per pianoforte (1884). Scenografia: Mario Garbuglia. Costumi: Bice Brichetto. Con Claudia Cardinale: Sandra Dawdson, Jean Sorel: Gianni Wald-Luzzati (nella sequenza), Michael Craig: Andrew Dawdson, Renzo Ricci: Antonio Gilardini, Fred Williams: Pietro Formari, Amalia Troiani: Fosca - la domestica, Marie Bell: Corinna Gilardini - madre di Sandra e Gianni. 1965, XXVI "Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia": Leone d'Oro.


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