domenica 3 agosto 2014

Albert Camus. Le idee sono il contrario del pensiero. Filosofie ironiche



“ Non bisogna sbagliare in campo estetico. Non è l’esposizione paziente, l’incessante e sterile illustrazione di una tesi, che invoco in questo momento. È proprio il contrario, se mi sono spiegato chiaramente. Il romanzo a tesi, l’opera che prova qualche cosa, la più odiosa di tutte, è quella che più spesso si ispira a un pensiero soddisfatto. La verità che si crede di possedere, viene dimostrata. Ma si tratta di idee che vengono messe in movimento, e le idee sono il contrario del pensiero. Creatori del genere, sono filosofi vergognosi. Quelli di cui parlo io, o che immagino, sono, invece, pensatori lucidi. A un certo momento, quando il pensiero si rivolge su se stesso, essi levano le immagine delle loro opere come simboli evidenti di un pensiero limitato, mortale e in rivolta.
Tali immagini, forse, provano qualche cosa, ma i romanzieri, più che fornire agli altri queste prove, le danno a se stessi. L’essenziale sta nel fatto che essi trionfino nel concreto e che questa sia la loro grandezza. Il trionfo, assolutamente carnale, è stato loro preparato da un pensiero, in cui sono stati umiliati i poeti astratti, e, quando questi lo saranno completamente, in quello stesso istante, la carne farà risplendere la creazione di tutto il suo assurdo fulgore. Sono le filosofie ironiche che fanno le opere appassionate.”
ALBERT CAMUS (1913 – 1960), Il mito di Sisifo (1942), trad. di Attilio Borelli, in Id., Opere. Romanzi, racconti e saggi, a cura e introd. di Roger Grenier,  apparati di Maria Teresa Giaveri e Roger Grenier, , Bompiani, Milano 2003 (I ed. 1988), III. ‘La creazione assurda’, 3. ‘La creazione senza domani’, pp. 309 – 310.






“ Qu’on ne se trompe pas d’esthétique. Ce n’est pas l'information patiente, l’incessante et stérile illustration d’une thèse que j’invoque ici. Au contraire, si je me suis expliqué clairement. Le roman à thèse, l’œuvre qui prouve, la plus haïssable de toutes, est celle qui le plus souvent s’inspire d’une pensée satisfaite. La vérité qu’on croit détenir, on la démontre. Mais ce sont là des idées qu’on met en marche, et les idées sont le contraire de la pensée. Ces créateurs sont des philosophes honteux. Ceux dont je parle ou que jʼimagine sont au contraire des penseurs lucides. À un certain point où la pensée revient sur elle-même, ils dressent les images de leurs œuvres comme les symboles évidents d’une pensée limitée, mortelle et révoltée.
Elles prouvent peut-être quelque chose. Mais ces preuves, les romanciers se les donnent plus qu’ils ne les fournissent. L’essentiel est qu’ils triomphent dans le concret et que ce soit leur grandeur. Ce triomphe tout charnel leur a été préparé par une pensée où les pou voirs abstraits ont été humiliés. Quand ils le sont tout à fait, la chair du même coup fait resplendir la création de tout son éclat absurde. Ce sont les philosophies ironiques qui font les œuvres passionnées.”
ALBERT CAMUS, Le Mythe de Sisyphe (I éd. Gallimard, Paris 1942), in ID., Œuvres completes, sous la direction de Jacqueline Lévi-Valensi, Gallimard, Paris 2006, deux volumes, vol. I ‘Partie III ‘La creation absurde’, 3 ‘La creation sans lendemain’, pp. 298 – 299.

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