mercoledì 15 ottobre 2014

Giovanni Reale (1931 – 15 ottobre 2014). Una rilettura di carattere filosofico del capolavoro di Botticelli



La Primavera, proprio nella sua dimensione ontologica di grande capolavoro, non [può] essere interpretata sulla base di dati di carattere accidentale, quali le determinazioni del committente, dell’occasione che ha motivato la committenza, di eventi o programmi di natura politica. Si tratterebbe in ogni caso di «con-cause», che rientrano nella sfera della contingenza storica, e non delle «vere cause», che hanno dato origine a quel capolavoro. Quelle «con-cause» sono state, in ogni caso, assorbite e trasfigurate nella composizione poetica.
In particolare, dopo che si sono scoperti dei documenti i quali attestano che la sede originaria della Primavera era il palazzo dei Medici in via Larga in Firenze, e che quindi essa è stata trasferita solo in un secondo momento nella Villa Castello, è caduta la possibilità di interpretare il quadro in ottica agreste e come descrizione di una stagione dell’anno. Inoltre, la grande raffinatezza con cui sono rappresentati i personaggi esclude la possibilità di chiamare in causa il calendario rustico romano come fonte di ispirazione.
Neppure il collegamento della Primavera con un matrimonio di casa Medici può reggere in alcun modo. Infatti, anche a livello puramente allusivo, lo sposo – identificabile nella figura di Mercurio – non potrebbe certamente essere rappresentato con le spalle voltate alla sposa.
Le aspirazioni e i sogni politici dei Medici, e in particolare quelli di Lorenzo di Pierfrancesco, risultano essere, in ogni caso, di portata ben più modesta rispetto al grandioso messaggio espresso dal quadro di Botticelli.
Non può reggere neppure una interpretazione come quella inaugurata da Warburg, in quanto fa appello a fonti di ispirazione letterarie di varo genere, senza sapere individuare un nesso strutturale unitario ricavato da un unico testo di base, in modo preciso e incontrovertibile. Herbert Horne nel suo libro su Botticelli del 1908 (che è considerato giustamente un capolavoro, rimasto a lungo un punto di riferimento), influenzato da Warburg, scriveva addirittura: «sembrerebbe che il dipinto non fosse una semplice illustrazione di un brano particolare [scil. di autori classici greci e latini o contemporanei], ma un centone di molte idee»; e anche se precisava che era «ispirato principalmente da brani di Lucrezio», non eliminava con questo la convinzione che la Primavera fosse appunto un «centone di molte idee».

Sandro Botticelli (1445 - 151o), Primavera (1482 ca.), tempera su tavola, 203 X 314, Galleria degli Uffizi, Firenze.
E non reggono neppure le raffinate interpretazioni basate su idee neoplatoniche desunte da vari testi ficiniani, che puntano su una scala d’amore in dimensione trascendente e ascetica, in quanto nella Primavera serpeggia una sensualità – sia pure poeticamente contenuta e armonicamente espressa –, che non si addice in alcun modo a un trascendimento e a un totale abbandono di tutto ciò che appartiene alla realtà fisica, mentre ben si addice a una scena in cui si prepara un matrimonio, e in particolare un matrimonio divino come quello narrato nelle Nozze di Filologia e Mercurio di Marziano Capella, in cui lo sposo non solo può, ma addirittura deve essere rappresentato con le spalle voltate alla sposa per le ragioni che abbiamo spiegato [cfr. pp. 242 – 243: “Marziano Capella collega il personaggio Mercurio con il pianeta, e – sulla scorta della teoria astronomica di Eraclide Pontico che egli segue – parla di «Mercurio retrogrado»”].
Dunque, il primo personaggio a sinistra è Mercurio, colto nel momento in cui (come pianeta) sta concludendo il suo movimento «retrogrado», e si appresta a congiungersi con apollo per chiedergli consiglio sulla sposa; poi viene il gruppo delle Tre Grazie, cui segue Filologia; la donna ricoperta di fiori è Retorica, e il gruppo di destra rappresenta la Poesia nelle vesti di Flora nel momento in cui viene ispirata dal Dèmone (nel momento magico del «divino furore»). I grandi allori sono simbolo appunto della poesia; i frutti dorati (alcuni dei quali sono mele cotogne dorate) sono simbolo del «pomerium rethoricae». Le figure femminili gravide e quella che sta partorendo (in senso metaforico) rappresentano quel platonico senso dell’eros spirituale come ricerca del bello e come desiderio di procreare e partorire nel bello.
GIOVANNI REALE, Botticelli. La “Primavera” o le “Nozze di Filologia e Mercurio”?, Idea Libri, Rimini 2001 (prima edizione), V. “Riflessioni conclusive. Una rappresentazione della «Primavera» della nuova cultura umanistico-rinascimentale incentrata sulla Poesia, sulla Retorica e sulla Filologia”, 1. Uno sguardo sintetico sui risultati del saggio…, pp. 290 – 291.

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