domenica 12 ottobre 2014

William Blake. Europa



Europa una profezia

«Cinque finestre illuminano l’Uomo
nella sua caverna: da una, respira l’aria;
da una, sente la musica delle sfere;
da una, l’eterna vite
fiorisce, perché ne riceva i grappoli;
da un’altra può guardare,
e vedere piccole porzioni del mondo eterno
che continua a crescere;
da un’altra ancora può uscire quando gli fa piacere,
ma non vuole;
perché sono più dolci le gioie rubate, e più gustoso
è il pane mangiato in segreto.»

Con riso beffardo così cantava una Fata
seduta su un tulipano screziato,
pensando che nessuno la vedesse: quando smise
sbucai dagli alberi,
e la catturai con il cappello come i bambini
prendono le farfalle.
«Come la conosci» dissi «piccola Signora?
Dove hai imparato questa canzone?»
Vedendosi ormai in mio possesso mi rispose così:
«Padrone mio, sono tua; comandami pure,
perché ti obbedirò».

«Allora dimmi, cos’è il mondo materiale, è morto?»
Ridendo mi rispose: «Scriverò un libro su fogli di fiori,
se mi nutrirai di pensieri d’amore,
e mi darai di tanto in tanto
una coppa di spumeggianti fantasie poetiche:
così quando sarò ubriaca,
canterò per te accompagnandomi con questo
dolce liuto: e ti mostrerò tutto vibrante di vita
il mondo, quando ogni granello di polvere
esala gioia».

La portai a casa sul mio caldo petto: lungo la strada
colsi fiori selvatici, ed ella mi indicò
tutti i fiori eterni:
rideva forte vedendoli piagnucolare
perché li avevo strappati.
Mi volteggiavano intorno come una nube d’incenso:
quando giunsi
nel mio salotto e mi sedetti,
e presi la penna per scrivere,
la mia Fata sedette sul tavolo, e mi dettò EUROPA.


WILLIAM BLAKE (1757 – 1827), da Europa: una profezia (1794), in ID., Poesie e visioni. Maledizione e veggenza dell’ultimo dei Bardi, trad. e presentazione di Elvira Marinelli, Demetra, Bussolengo (VR) 1996 (I ed.), vv. 1 – 24, pp. 127 e 129.



William Blake, tavola da Europe a Prophecy, (prima impressione 1794), copia K, incisione a rilievo colorata a mano, 30.8 X 24.8. Fitzwilliam Museum, Cambridge University.

«Five windows light the cavern’d Man:
thro’ one he breathes the air;
Thro’ one hears music of the spheres;
thro’ one the Eternal Vine
Flourishes, that he may receive the grapes;
thro’ one can look
And see small portions of the Eternal World
that ever groweth;
Thro’ one himself pass out what time he please,
but he will not;
For stolen joys are sweet, and bread eaten
in secret pleasant.»
 
So sang a Fairy, mocking, as he sat on a streak’d tulip,
Thinking none saw him: when he ceas’d
I started from the trees,
And caught him in my hat, as boys
knock down a butterfly.
«How know you this» said I, «small Sir?
where did you learn this song?»
Seeing himself in my possession, thus he answer’d me:
«My Master, I am yours! command me, for I must obey».
 
«Then tell me, what is the Material World,
and is it dead?»
He, laughing, answer’d: «I will write a book
on leaves of flowers,
If you will feed me on love-thoughts,
and give me now and then
A cup of sparkling poetic fancies; so, when I am tipsy,
I’ll sing to you to this soft lute, and show you all alive
The World, when every particle of dust breathes forth its joy».
 
I took him home in my warm bosom: as we went along
Wild flowers I gatherèd; and he show’d me
each Eternal Flower:
He laugh’d aloud to see them whimper
because they were pluck’d.
They hover’d round me like a cloud of incense.
When I came
Into my parlour and sat down,
and took my pen to write,
My Fairy sat upon the table, and dictated EUROPE.

WILLIAM BLAKE, from “Europe A Prophecy”, William Blake, Lambeth 1794, in op. cit., pp. 126 e 128.


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