domenica 3 maggio 2015

James Joyce. Ulisse. Devo uccidere il prete e il re



BLOOM
(Facendosi largo a gomitate tra la folla, tira vigorosamente Stephen per la manica.) Venga, su, professore. Il vetturino aspetta.

STEPHEN
(Si volta.)  Eh? (Si libera.) Perché non dovrei parlare con lui o con qualsiasi altra persona vivente che cammina eretta su quest’arancia sferoidale? (Allunga un dito.) Non ho paura di colui a cui parlo se posso guardarlo in faccia. Mantenere la verticale.
(Vacilla indietro di un passo.)

BLOOM
(Sostenendolo.)  Mantenga la sua, per cominciare.

STEPHEN
(Con una risata vacua.) Mi si è spostato il centro di gravità. Mi sono scordato il trucco. Mettiamoci a sedere da qualche parte e discutiamo. La lotta per la vita è la legge dei filirenisti moderni, e massime lo zar e il re d’Inghilterra, hanno inventato l’arbitrato. (Si batte la mano sulla fronte.) ma è proprio qui dentro che devo uccidere il prete e il re.

BIDDY SCOLO
Avete sentito quel che ha detto il professore? È un professore dell’Università.

KATE FICHETTA
Sì. L’ho sentito.

BIDDY SCOLO
Si esprime con estrema raffinatezza di fraseologia
KATE FICHETTA
Sì davvero. E al contempo con appropriatissima incisività.

IL SOLDATO CARR
(Si libera con uno strattone e si fa avanti.) Che cos’hai da dire sul mio re?

(Edoardo Settimo appare in un androne. Indossa un jersey bianco su cui è cucita un’immagine del Sacro Cuore, con gli emblemi della Giarrettiera e del Cardo, del Vello d’Oro, dell’elefante di Danimarca, del reggimento di cavalleria Skinner e Probyn, di avvocato del Lincoln’Inn e dell’antica e onorevole compagnia di artiglieria del Massachusetts. Succhia una giuggiola rossa. Ha indosso il manto del grande eletto perfetto e sublime maestro con cazzuola e grembiule, contrassegnato made in Germany. Nella mano sinistra ha una secchia da imbianchino su cui si legge: Défense d’uriner. È accolto da ruggiti di entusiasmo.)

 EDOARDO SETTIMO
(Lentamente, solennemente, ma indistintamente.) Pace, pace assoluta. Per l’identificazione la secchia che ho in mano. Alla salute, ragazzi. (Si volta verso i sudditi.) Noi siam convenuti per assistere a un leale e cavalleresco combattimento e auguriamo di cuore ad ambo le parti la miglior fortuna possibile. Mahak makar a back.
(Stringe la mano al soldato Carr, al soldato Compton, a Stephen, a Bloom e a Lynch. Applauso generale. Edoardo Settimo alza la secchia in segno di grazioso riconoscimento.)

IL SOLDATO CARR
(A Stephen.) Ripetilo un po’.

STEPHEN
(Nervoso, amichevole, cerca di contenersi.)  Comprendo il suo punto di vista, per quanto io non riconosca nessun re per il momento. Questa è l’epoca degli specifici. Una discussione, quaggiù, la si fa male. Ma questo è il punto. Lei muore per la patria, immagino. (Posa una mano sulla manica del soldato Carr.) Non che glielo auguri. Ma io dico: Che la patria muoia per me. Fino a questo momento lo ha fatto. Io non voglio che muoia. All’inferno la morte. Viva la vita!


JAMES JOYCE (1882 – 1941), Ulisse (Trieste-Zurigo-Parigi 1914-1921, I ed. 1922), unica traduzione integrale autorizzata di Giulio De Angelis, consulenti: Glauco Cambon, Carlo Izzo, Giorgio Melchiori, Mondadori, Milano 1987 (I ed. 1960), II Odissea, 15 «Circ.» Il bordello [titoli con i quali Joyce designò le sezioni e gli episodi di Ulisse nella sua corrispondenza privata, vietando però che venissero indicati nelle varie edizioni della sua opera], pp. 780 – 783.


                                             
Carmelo Bene legge l’Ulisse di Joyce. Intervista di Antonio De Benedetti. RAI, Letture d’autore (7 novembre 1988, RAI Tre), tratto da Una sera un libro di Maurizio Cascavilla, Antonio De Benedetti, Simona Gusberti. RAI Education, MEDITA – mediateca digitale.

BLOOM
(Elbowing through the crowd, plucks Stephen’s sleeve vigorously)
Come now, professor, that carman is waiting.

STEPHEN
(Turns) Eh? (He disengages himself) Why should I not speak to him or to any human being who walks upright upon this oblate orange? (He points his finger) I’m not afraid of what I can talk to if I see his eye. Retaining the perpendicular.
(He staggers a pace back)
                                                                                    
BLOOM
(Propping him) Retain your own.

STEPHEN
(Laughs emptily) My centre of gravity is displaced. I have forgotten the trick. Let us sit down somewhere and discuss. Struggle for life is the law of existence but but human philirenists, notably the tsar and the king of England, have invented arbitration. (He taps his brow) But in here it is I must kill the priest and the king.

BIDDY THE CLAP
Did you hear what the professor said? He’s a professor out of the college.

CUNTY KATE
I did. I heard that.

BIDDY THE CLAP
He expresses himself with such marked refinement of phraseology.

CUNTY KATE 
Indeed, yes. And at the same time with such apposite trenchancy.

PRIVATE CARR
(Pulls himself free and comes forward) What’s that you’re saying about my king?

(Edward the Seventh appears in an archway. He wars a white jersey on which an image of the Sacred    Heart is stitched with the insignia of Garter and Thistle, Golden Fleece, Elephant of Denmark, Skinner’s and Probyn's horse, Lincoln’s Inn bencher and ancient and honourable artillery company of Massachusetts. He sucks a red jujube. He is robed as a grand elect perfect and sublime mason with trowel and apron, marked made in Germany. In his left hand he holds a plasterer’s bucket on which is printed Défense d’uriner. A roar of welcome greets him.)

EDWARD THE SEVENTH
(Slowly, solemnly but indistinctly) Peace, perfect peace. For identification, bucket in my hand. Cheerio, boys. (He turns to his subjects) We have come here to witness a clean straight fight and we heartily wish both men the best of good luck. Mahak makar a back.
(He shakes hands with Private Carr, Private Compton, Stephen, Bloom and Lynch. General applause. Edward the Seventh lifts his bucket graciously in acknowledgment.)

PRIVATE CARR
(To Stephen) Say it again.

STEPHEN
(Nervous, friendly, pulls himself up) I understand your point of view though I have no king myself for the moment. This is the age of patent medicines. A discussion is difficult down here. But this is the point. You die for your country. Suppose. (He places his arm on Private Carr’s sleeve) Not that I wish it for you. But I say: Let my country die for me. Up to the present it has done so. I didn't want it to die. Damn death. Long live life!


JAMES JOYCE, Ulysses (Sylvia Beach - Shakespeare & Co., Paris 1922), edited with an introduction by Jeri Johnson, Oxford University Press, Oxford 2008, II. The Odyssey, Episode 15, Circe, pp.  547 – 549.                                                                    



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