domenica 26 luglio 2015

Roberto Calasso. L’apparenza è il tutto, l’integrità stessa di qualcosa che sussiste soltanto nel suo breve manifestarsi



La giustificazione estetica dell’esistenza non fu inventata dal giovane Nietzsche, ma soltanto con lui trovò un nome. Prima, era stata il muto presupposto della vita greca governata dagli Olimpi. La perfezione dell’apparenza era indissolubilmente congiunta a una accettazione della vita senza riscatto, senza salvezza, senza attesa di una ripetizione, circoscritta alla precaria meraviglia del suo manifestarsi. Achille è figlio di una dea, e questo gli dà una forza e una grazia ignote agli altri, ma la sua scelta è per una vita breve e splendida, irrecuperabile.
La vita scelta da Achille, più che la vita di un singolo, è l’immagine della vita stessa quale è sottintesa in Omero. Sarà Achille, negli inferi, a dire le parole che corrispondono, a specchio, a quelle che aveva già pronunciato nel rifiutare i doni di Agamennone. Lì appare l’eroe come uno fra i tanti «simulacri insensibili di mortali esausti». Della vita è rimasta soltanto una lunga stanchezza. Odisseo prova a chiamarlo «felice» anche fra i morti, e pretende di ammirarlo perché anche là ha conservato «grande potere». Ma ancora una volta Achille pronuncia parole che bloccano ogni risposta: «Non truccarmi la morte, nobile Odisseo. Preferirei vivere come guardiano di buoi, al servizio di un povero contadino, dalla tavola neppure abbondante, piuttosto che regnare su tutti questi morti consunti». Soltanto perché la vita è irreparabile e irripetibile, la gloria dell’apparenza può raggiungere una tale intensità. Qui non vi è un significato, un rimando, una traccia di qualcos’altro, come poi la tirannia platonica riuscirà invece a imporre. Qui l’apparenza è il tutto, l’integrità stessa di qualcosa che sussiste soltanto nel suo breve manifestarsi. È una figura momentanea che cattura la perfezione di altre figure perduranti senza ostacolo, nell’Olimpo.

ROBERTO CALASSO (1941), Le nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, Milano 1988 (I edizione), IV, pp. 139 – 140.


Ierone (vasaio) – Macrone (pittore), Achille a guardia del cadavere di Ettore, tondo interno di una coppa attica a figure rosse (Atene 490 – 480 a. C.), diametro 33.4 cm. Collezione del marchese Gian Pietro Campana (1808 – 1880) acquisita dallo stato francese nel 1861. Museo del Louvre, Parigi.

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