domenica 2 agosto 2015

Luigi Pirandello. C’era un fatto



Su la panca, sotto la cantorìa, vide ancora il vecchietto, nella stessa positura, con le braccia incrociate sul petto, assorto nella preghiera, estatico.
Fino a casa si portò nell’anima l’immagine di lui.
Quella fede ci voleva! Ma non poteva averla lei. Lei non poteva perdonare. Dentro il cranio, il cervello le si era ormai ridotto come una spugna arida, da cui non poteva più spremere un pensiero che la confortasse, che le désse un momento di requie.
Era fantastica, forse, questa sensazione; ma le cagionava intanto un’angoscia vera, che invano cercava sfogo nelle lagrime. Quante, Dio, quante ne aveva versate! Ora, ecco, neanche di piangere le riusciva più. Sempre quel nodo, sempre, irritante, opprimente, alla gola. Vedeva addensarsi, concretarsi intorno a lei una sorte iniqua, ch’era ombra prima, vana ombra, nebbia che con un soffio si sarebbe potuta disperdere: diventava macigno e la schiacciava, schiacciava la casa, tutto; e lei non poteva più far nulla contro di essa. Il fatto. C’era un fatto. Qualcosa ch'ella non poteva più rimuovere; enorme per tutti, per lei stessa enorme, che pur lo sentiva nella propria coscienza inconsistente, ombra, nebbia, divenuta macigno: e il padre che avrebbe potuto scrollarlo con fiero disprezzo, se n’era lasciato invece schiacciare per il primo. Era forse un’altra, lei, dopo quel fatto?


LUIGI PIRANDELLO (1867 – 1936), L’esclusa (titolo originario Marta Ajala, scritto nel 1893, pubblicato a puntate su «La Tribuna» di Roma, dal 29 giugno al 16 agosto 1901, I edizione in libro presso Treves, Milano 1908), a cura, introduzione e note di Giuseppe Nicoletti, Giunti, Firenze 1994 (I ed.), Parte prima, Capitolo VIII, p. 47.



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