giovedì 15 ottobre 2015

Carlo Emilio Gadda. L'isteria del ripicco



Quello le era bastato, durante quarant’anni, a scongiurare la disperazione, ad acculare al di là d’ogni strazio e d’ogni miseria, d’ogni sdrucita maglia de’ suoi bimbi, d’ogni scampanìo, d’ogni gloria, d’ogni tenca, lo sporco sogghigno della morte. La Idea Matrice della villa se l’era appropriata quale organo rubente od entelechia prima consustanziale ai visceri, e però inalienabile dalla sacra interezza della persona: quasi armadio od appiccapanni di De Chirico, carnale ed eterno dentro il sognante cuore dei lari. A quella pituita somma ¹, recòndita, noumènica, corrispondeva esternamente – gioiello o bargiglio primo fuor dai confini della psiche – la villa obbiettiva, il dato. Operando in lei, durante quarant’anni, gli ormoni infaticabili della anagènesi: ciò che donna prende, in vita lo rende: quella costanza imperterrita, quella felice ignoranza dell’abisso, del paracarro, sicché, dàlli e dàlli, d’un cetriolo, arrivano a incoronar fuori un ingegnere; la formidabile capacità di austione, di immissione dello sproposito nella realtà, che è propria d’alcune meglio di esse: le più deliberate e di più vigoroso intelletto. Tali donne, anche se non sono isteriche, impegnano magari il latte, e la caparbietà di tutta una vita, a costituire in thesaurum certo, storicamente reale, un qualsiasi prodotto d’incontro della umana stupidaggine: il primo che càpiti loro fra i piedi, a non dir fra le gambe, il più vano: simbolo efimero di una emulazione o riverenza od acquisto che conterà nulla: diploma grande, villa, sissignora, piumacchio. C’è poi da aggiungere che il più degli uomini si comportano tal’e quale come loro. Ed è una proprio delle meraviglie di natura, a volerlo considerare nei modi e nei resultati, questo processo di accumulo della volizione: è l’incedere automatico della sonnambula verso il suo trionfo-catàstrofe: da un certo momento in poi l’isteria del ripicco perviene a costituire la loro sola ragione d’essere, di tali donne, le adduce alla menzogna, al reato: e allora il vessillo dell’inutile, con la grinta buggerona della falsità, è portato avanti, avanti, sempre più ostinatamente, sempre più inutilmente, avverso la rabbia disperata della controparte. Sopravviene la tenebra liberatrice, che a tutte parti rimedia.

¹ Opinò Cartesio che la ghiandola (latino pituita) ipòfisi sia «sede dell’anima». Punto d’incontro, comunque, e di traduzione, dei moti dell’anima con quelli del sistema corporeo.


CARLO EMILIO GADDA (1893 – 1973), La cognizione del dolore, con un saggio di Gianfranco Contini, Einaudi, Torino 1971 (I ed. Einaudi 1963. “I primi sette «tratti» del romanzo furono pubblicati in «Letteratura» negli anni 1938-41 numeri 7, 8, 9, 10, 13, 14, 17”, cfr. la Nota introduttiva di Gianfranco Contini, p. X), Parte seconda, II., pp. 145 – 146.

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