domenica 29 novembre 2015

Gabriele D’Annunzio. Esprimere! Ecco la necessità



« […] La vidi! Intendi? Con una incredibile celerità, nella parola nel canto nel gesto nella sinfonia della mia opera s’integrò e visse d’una tal vita che, se io riescissi a infonderne pur una parte nelle forme che voglio esprimere, veramente potrei infiammare di me il mondo.»
Egli parlava contenendo la voce; e l’impeto soffocato delle sue parole aveva uno strano riflesso in quell’acqua calma, in quel bagliore bianco per ove si prolungava la cadenza dei due remi eguale.
«Esprimere! Ecco la necessità. La più alta visione non ha alcun valore se non è manifestata e condensata in forme viventi. E io ho tutto da creare. Io non verso la mia sostanza in impronte ereditate. La mia opera è d’invenzione totale. Io non debbo e non voglio obbedire se non al mio istinto e al genio della mia stirpe. E nondimeno, come Dardi vide in casa di Caterino Zeno il famoso organo, anch’io ho dinanzi al mio spirito un’altra opera, compiuta da un creatore formidabile, là, gigantesca, in mezzo agli uomini.»


GABRIELE D’ANNUNZIO (1863 – 1938), Il fuoco (1898, I ed. Treves, Milano 1900), con una cronologia della vita dell’Autore e dei suoi tempi, un’introduzione all’opera e una bibliografia a cura di Giansiro Ferrata, Mondadori, Milano 1977 (I ed. 1951), II ‘L’impero del silenzio’, p. 317.

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