giovedì 19 novembre 2015

Pier Paolo Pasolini. Sono poeti del bene comune



Ma il bisogno di amore ha una forza intrinseca, che non può 
venire ignorata; quasi come l’aria di primavera 
Perciò parlerò, in nome mio no, perché io son poeta dell’aria
quando come una carezza, sul corpo, ci fa, col solo vivere, parlare
e sparge lacrime il sapere inconsapevole, e c’è gioia negli occhi 
che la nascondono
Né in nome d’altri, che non mi considerano degno; e m’ignorano 
Ho paura della libertà, che mi verrebbe dal tacere;
non avrò scritto un solo libro libero, un solo verso libero 
in tutte le primavere della vita -
ché i poeti, destinati a intravedere nel contrario 
di ciò che fanno, la libertà, sono poeti del bene comune, 
e, senza complicità, sarebbero incomprensibili. 
Essi non vogliono avere diritti -
nello scherzo o nella superbia essi non fanno altro 
che chiedere pietà a chi, se proprio vogliono, gliela concede; 
ma essi non si accontenteranno mai 
Perciò nelle primavere, che verranno ricordate per 
commenterò le situazioni politiche, e le perpetue ingiustizie
ma in un bisogno irrimediabile di servitù


PIER PAOLO PASOLINI (1922 – 1975), Libro libero, da Trasumanar e organizzar (I edizione Garzanti, Milano 1971), in Id., Tutte le poesie, edizione diretta a cura e con uno scritto di Walter Siti, saggio introduttivo di Fernando Bandini, cronologia a cura di Nico Naldini, con la collaborazione di Maria Careri, Annalisa Comes e Silvia De Laude, «i Meridiani» Mondadori, Milano 2009 (II edizione, I edizione 2003), 2 tomi, tomo secondo, Libro primo Sineciosi della diaspora, vv. 21 – 40 (finale), pp. 164 – 165.



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