domenica 12 giugno 2016

Carlo Emilio Gadda. Un mito è pur sempre necessario a travolgere gli umani verso il futuro



Alcuni osservatori de’ più sagaci, de’ più penetranti, avendo portato a disamina il meccanismo biopsichico di certi mammiferi nostri compagni di gabbia, pervennero un bel giorno alla seguente conclusione: un mito è pur sempre necessario a travolgere gli umani verso il futuro, id est a perfezionare la consistenza della gabbia: al futuro gli bisogna un’idea costituita in δύναμις, indi un impulso, un afflato psicomotore, senza del quale il moto non sarebbe nemmanco pensabile. Così a mover prora le vele hanno da enfiarsi di libeccio. Una tesi del genere (1922-1944) venne accolta con qualche riserva dalla nostra circospetta tendenza al meglio. Come si vedrà, ci rifiutammo di albergare in noi una entelechia quale che fosse. Prendemmo esempio dal cavolo. Ci consta che il cavolo (e per lui la testa di cavolo) è tuttodì preoccupato a salvaguardare nelle sue proprie latebre la entelechia, la perfettibilità del cavolo; non un’altra qualunque. Che sarebbe per riuscire biologicamente incompatibile con la entità cavolesca.
Riconosciamo senza soverchio giolito, né malumore soverchio, messe a paro le rimanenti circostanze, come ben meglio d’una fredda e cogitativa enunciazione il mito pervenga infondere, nelle anime predisposte a inghiottirlo, una felice alacrità pragmatica: generativa di buone opere, di calorosi diportamenti, di compiacimenti consolatori. La multicolore festa ci assorda. Con richiamo che per la taciturna valle si adegua in rare note al profondo, Hermes lo Psicagogo intende a guidarci senza sorriso verso le oscure dimore: adempiutasi in un «sentimento» la nostra funzione o forse la nostra missione vitale. Anche per noi un mito si è acceso: e di già trascolora e si spenge. Ed era l’ineluttabile richiamo del Macchinatore. Il rapido rivo del trascorrere è così celebrato.
Ogni gelido matema ci guarda, per contro, nella immobilità di una costellazione boreale. Quella luce arriva ad infiammare le menti, non molte, esercitate nella temperanza e nella fortezza d’un tirocinio critico.


CARLO EMILIO GADDA (1893 – 1973), Mito e consapevolezza, in Id., I miti del somaro (1944), con una tavola nel testo (fotografia di Gadda nel 1942), a cura di Alba Andreini, Scheiwiller, Milano 1988 (I ed.), 1., pp. 27 – 28.



                           
Alessandro Baricco legge La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda. «Totem», di Alessandro Baricco e Gabriele Vacis, Rai 2. 28 dicembre 1998. 
                              

                                     







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