domenica 19 giugno 2016

Lawrence Ferlinghetti. Dove tutto è luce



ci deve essere un posto
ci deve essere un posto
dove tutto è luce
e che la luce viene da quell’alto luogo
dove tutto è luce
semplicemente non è ancora arrivata qui
ragione per cui abbiamo ancora la notte
Ma quando quella luce finalmente arriva qui
la parte del giorno che ora chiamiamo Notte
avrà un cielo bianco
con piccoli puntini neri
piccoli buchi neri
dove un tempo erano le stelle
E allora in quel posto simbolico
così pieno di poesia
che ci apparterrà
noi saremo le vere ombre di noi stessi
e la nostra stessa illuminazione
su una terra al tramonto


LAWRENCE FERLINGHETTI (1919), da Il paradosso di Olbers, da Chi siamo ora (1976), in Id. Poesie. Questi sono i miei fiumi. Antologia personale 1955 – 1993, a cura e introduzione di Massimo Bacigalupo, traduzione di Lucia Cucciarelli, Newton & Compton, Roma 1996 (I ed.), pp. 277 e 279.





in the infinite distances
there must be a place
there must be a place
where all is light
and that the light from that high place
Where all is light
simply hasn’t got here yet
which is why we still have night
But when at last that light arrives
when at last it does get here
the part of day we now call Night
will have a white sky
little black dots in it
little black holes
where once were stars
And then in that symbolic
so poetic place
which will be ours
we’ll be our own true shadows
and our own illumination
on a sunset earth


LAWRENCE FERLINGHETTI, Olbers’ Paradox, from Who Are We Now?, New Directions, New York 1976 (I ed.), in op. cit., pp. 276, 278.

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