giovedì 4 agosto 2016

Alberto Moravia. Un amore straordinario, come non si usano più


Si asciugò, sedette alla toeletta; breve acconciatura; ella non usava pomate, né belletti, non c’era che da mettersi un po’ di cipria, da profumarsi e da pettinarsi: voltò alfine le spalle allo specchio, e si chinò per infilare le calze: ora due pensieri s’alternavano nella sua mente, quello della colazione e quello di Michele; le piaceva la mattina mangiare col caffè delle buone cose, delle conserve dolci, dei pasticcini, del burro, dei croccanti; era ghiotta e non si staccava dalla tavola se non quando era sazia; ma oggi temeva di restare a digiuno. “Se Michele viene tra poco” pensò “è meglio che non mi faccia trovare a mangiare... pazienza... sarà per un'altra volta.” Si drizzò, indossò una combinazione rosa, poi una sottoveste dal busto strettissimo che le fasciava il petto come un corsetto; la sua fantasia, per consolarsi, dipingeva un Michele innamoratissimo e timido, un adolescente inesperto a cui ella si sarebbe data tremante di gioia; alfine un amore puro: “Dopo la vita che ho fatto” pensò convinta, “fa bene un po’ d'innocenza.” Notti insonni, faticosi piaceri, eccitamenti senza gioia, questa sudicia nebbia dileguava. Michele le portava il sole, il cielo azzurro, la franchezza, l'entusiasmo, l'avrebbe rispettata come una dea, avrebbe appoggiato la testa sulle sue ginocchia; ne aveva un desiderio insaziabile, e non vedeva l'ora di bere a questa fontana di giovinezza, di tornare a quest’amore nuovo, balbettante, pudico che da vent’anni quasi aveva dimenticato; Michele era la purezza: ella si sarebbe data al ragazzo senza lussuria, quasi senza ardore; tutta nuda gli sarebbe venuta incontro a passi di danza, e gli avrebbe detto: “Prendimi”; sarebbe stato un amore straordinario, come non si usano più.


ALBERTO MORAVIA (1907 – 1990), Gli indifferenti (prima edizione Alpes, Milano 1929), introduzione di Edoardo Sanguineti, bibliografia di Tonino Tornitore, cronologia di Eileen Romano, Bompiani, Milano 2008 (XXVI ed. Tascabili Bompiani, I ed. 1949), V, p. 41. 

















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