domenica 4 settembre 2016

Leonardo da Vinci. Pittura e acqua santa

         Leonardo da Vinci, Autoritratto  (1510 – 1515), sanguigna su carta, 33.5 x 21.6. Biblioteca Reale, Torino.


      Andando un prete per la sua parrocchia il sabato santo, dando, com’è usanza, l’acqua benedetta per le case, capitò nella stanza d’un’pittore, dove spargendo essa acqua sopra alcuna sua pittura, esso pittore, voltosi indirieto alquanto scrucciato, disse, perché facessi tale spargimento sopra le sue pitture. Allora il prete disse essere così usanza, e ch’era suo debito il fare così e che faceva bene, e chi fa bene debbe aspettare bene e meglio, che così promettea Dio, e che d’ogni bene, che si faceva in terra, se n’arebbe di sopra per ogni un cento. Allora il pittore, aspettato ch’elli uscissi fori, se li fece di sopra alla finestra, e gittò un gran secchione d’acqua addosso a esso prete, dicendo: «Ecco che di sopra ti viene per ogni un cento, come tu dicesti che accaderebbe nel bene, che mi facevi colla tua acqua santa, colla quale m’hai guasto mezze le mie pittura».


LEONARDO DA VINCI (1452 – 1519), Tutti gli scritti, a cura, introduzione note e apparati di Augusto Marinoni, Rizzoli, Milano 1952 (I ed.) • Scritti letterari, Facezie, 8., pp. 139 – 140.



FOGLIO 327 r - La favola del cane, e due facezie [la seconda facezia è quella qui sopra riportata], penna e inchiostro, 30.7 x 20.7 – C.A. f. 327 recto (ex 119r a) – Circa 1490. Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano.


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