domenica 25 settembre 2016

Rainer Maria Rilke. Da questa unanime felicità


E quasi una fanciulla era, sgorgata
da questa unanime felicità di canto e lira;
splendeva tra i suoi veli primaverili, chiara
e s’adagiò nel letto del mio orecchio.

E in me dormì. E tutto era il suo sonno.
Gli alberi ovunque che ammirai e questa
lontananza tangibile, questi toccati prati
e ogni stupore che mi colse.

Lo dormì, il mondo. Come l’hai tu compiuta
che non desiderò prima esser desta,
o Dio del canto? Nacque e entrò nel sonno.

La sua morte dov’è? Ne inventerai la melodia
tu, prima che il tuo canto si consumi? –
Ove scompare se da me si perde?... Una fanciulla quasi…



RAINER MARIA RILKE (1875 – 1926), Sonetti a Orfeo. Monumento funebre alla memoria di Wera Ouckama Knopp (Castello di Muzot febbraio 1922), a cura, introduzione, traduzione e note di Giacomo Cacciapaglia, Studio Tesi, Pordenone 1995 (II ed., I ed. 1990), Parte prima, II, p. 7.


Und fast ein Mädchen wars und ging hervor
aus diesem einigen Glück von Sang und Leier
Und glänzte klar durch ihre Frühlingsschleier
und machte sich ein Bett in meinem Ohr.

Und schlief in mir. Und alles war ihr Schlaf.
Die Bäume, die ich je bewundert, diese
fühlbare Ferne, die gefühlte Wiese
und jedes Staunen, das mich selbst betraf.

Sie schlief die Welt. Singender Gott, wie hast
du sie vollendet, daß sie nicht begehrte,
erst wach zu sein? Sieh, sie erstand und schlief.

Wo ist ihr Tod? O, wirst du dies Motiv
erfinden noch, eh sich dein Lied verzehrte? –
Wo sinkt sie hin aus mir?... Ein Mädchen fast...



RAINER MARIA RILKE, Die Sonette an Orpheus. Geschrieben als ein Grab-Mal für Wera Ouckama Knoop (1. Auflage Insel, Leipzig 1923), I, II, in op. cit., p. 6. 

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