giovedì 27 ottobre 2016

Jorge Luis Borges. Dante. Il movimento più perfetto e il corpo più perfetto


Una fenditura aperta nella roccia dalle acque del Lete, mette in comunicazione il fondo dell’Inferno con la base del Purgatorio. Questa montagna è un’isola e ha una porta; lungo il suo pendìo si scaglionano terrazze che rappresentano i peccati mortali; il giardino dell’Eden fiorisce sulla vetta. Girano attorno alla Terra nove sfere concentriche; le prime setto sono i cieli planetari (Cieli della Luna, di Mercurio, di Venere, del Sole, di Marte, di Giove, di Saturno); l’ottava, il Cielo delle stelle fisse; la nona, il Cielo cristallino, chiamato anche Primo Mobile. Quest’ultimo è circondato dall’Empireo, dove la Rosa dei Giusti si apre, incommensurabile, attorno a un punto, che è Dio. Prevedibilmente, i cerchi della Rosa sono nove… Tale, a grandi linee, la configurazione generale del mondo dantesco, assoggettato, come avrà osservato il lettore, alle autorevolezze dell’1, del 3 e del cerchi. Il Demiurgo, o Artefice, del Timeo, libro citato da Dante (Convivio, III, 5; Par. IV 49), giudicò che il movimento più perfetto fosse la rotazione, e il corpo più perfetto la sfera; questo dogma, che il demiurgo di Platone condivise con Senofane e Parmenide, detta le geografia dei tre mondi percorsi da Dante.

JORGE LUIS BORGES (1899 – 1986), Nove saggi danteschi (1982), prefazione di Giorgio Petrocchi, traduzione di Gianni Guadalupi, nota agli acquerelli di Blake di Gert Schiff (traduzione di Sergio Mancini), Franco Maria Ricci, Milano 1985 (decimo volume della collezione Morgana, impresso a Milano dallo stampatore Signor Franco Levi, la carta è stata allestita a Fabriano), prima tiratura limitata a cinquemila copie numerate, Prologo, pp. 27 – 28.


Una grieta que abrieron en la roca las aguas del Leteo comunica el fondo del Infierno con la base del Purgatorio. Esta montaña es una isla y tiene una puerta; en su ladera se escalonan terrazas que significan los pecados mortales; el jardín del Edén florece en la cumbre. Giran en torno de la Tierra nueve esferas concéntricas; las siete primeras son los cielos planetarios (cielos de la Luna, de Mercurio, de Venus, del Sol, de Marte, de Júpiter, de Saturno); la octava, el cielo de las estrellas fijas; la novena, el cielo cristalino, llamado también Primer Móvil. A éste lo rodea el empíreo, donde la Rosa de los Justos se abre, inconmensurable, alrededor de un punto, que es Dios. Previsiblemente, los coros de la Rosa son nueve... Tal es, a grandes rasgos, la configuración general del mundo dantesco, supeditado, como habrá observado el lector, a los prestigios del 1, del 3 y del círculo. El Demiurgo, o Artífice, del Tímeo, libro mencionado por Dante (Convivio, III, 5; Paraíso, IV, 49), juzgó que el movimiento más perfecto era la rotación, y el cuerpo más perfecto, la esfera; ese dogma, que el Demiurgo de Platón compartió con Jenófanes y Parménides, dicta la geografía de los tres mundos recorridos por Dante.

JORGE LUIS BORGES, Nueve ensayos dantescos (Espasa-Calpe, Madrid 1982), in Id., Obras Completas 1975 - 1985, Emecé, Buenos Aires 1989 (I ed.), Prólogo, p. 345.

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