domenica 30 ottobre 2016

Rainer Maria Rilke. Alle somme indicibili, te stesso aggiungi, in gioia, e annienta il numero


Anticipa ogni addio, quasi già fosse alle tue spalle,
come l’inverno che ora se ne va.
Perché c’è tra gli inverni uno così infinito
che, se il tuo cuore sverna, resiste ormai per sempre.

Sii sempre morto in Euridice, e innalzati
fino al Rapporto puro, con più forza cantando, celebrando.
Qui tra effimeri sii, nel regno del declino,
un calice squillante che squillando già s’infranse.

Sii, e la condizione del Non-Essere al tempo stesso sàppila,
questo fondo infinito del tuo interno vibrare,
perché s’adempia intera in quest’unica volta.

Alle risorse esauste, alle altre informi e mute
della piena natura, alle somme indicibili,
te stesso aggiungi, in gioia, e annienta il numero. 


RAINER MARIA RILKE (1875 – 1926), Sonetti a Orfeo. Monumento funebre alla memoria di Wera Ouckama Knopp (Castello di Muzot febbraio 1922, I ed. 1923), a cura, introduzione, traduzione e note di Giacomo Cacciapaglia, Studio Tesi, Pordenone 1995 (II ed., I ed. 1990), Parte seconda, XIII, p. 87.


Sei allem Abschied voran, als wäre er hinter
dir, wie der Winter, der eben geht.
Denn unter Wintern ist einer so endlich Winter,
daß, überwinternd, Dein Herz überhaupt widersteht.

Sei immer tot in Eurydike –, singender steige,
preisender steige zurück in den reinen Bezug.
Hier, unter Schwindenden, sei, im Reiche der Neige,
sei ein klingendes Glas, das sich im Klang schon zerschlug.

Sei – und wisse zugleich des Nicht-Seins Bedingung,
den unendlichen Grund deiner innigen Schwingung,
daß du sie völlig vollziehst dieses einzige Mal.

Zu dem gebrauchten sowohl, wie zum dumpfen und stummen
Vorrat der vollen Natur, den unsäglichen Summen,
zähle dich jubelnd hinzu und vernichte die Zahl.


RAINER MARIA RILKE, Die Sonette an Orpheus. Geschrieben als ein Grab-Mal für Wera Ouckama Knoop (1. Auflage Insel, Leipzig 1923), I, XIII, in op. cit., p. 86.

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