domenica 23 ottobre 2016

Yukio Mishima. Il soggiogamento della perfezione mediante la perfezione


Il morbo dell’incompiutezza era sparito e al suo posto egli fu minacciato dalla perfezione. La perfezione divenne la sua malattia cronica. Era una malattia senza tracce, in cui sussisteva la mancanza assoluta di parti ammalate. Era una malattia senza virus, senza febbre, senza pulsazioni, senza mal di testa, senza spasimi. Era una malattia che assomigliava soprattutto alla morte.
    Egli sapeva che niente avrebbe potuto guarirlo se non la morte della sua opera creativa, la quale avrebbe preceduto la sua morte fisica. La morte naturale della creatività l’aveva visitato ed egli era divenuto più esigente e allo stesso tempo più chiaro. Dal momento in cui aveva smesso di comporre le sue opere, sulla fronte gli si erano chiaramente impresse artistiche rughe, la nevralgia gli suscitava un romantico dolore al ginocchio, lo stomaco ogni tanto assaporava una artistica fitta. E solo ora i suoi capelli si erano mutati nella chioma canuta dell’artista.
    Le opere che immaginava, da quando aveva incontrato Yuichi, avrebbero dovuto traboccare di una perfezione guarita dalla malattia cronica della perfezione: di una sana morte guarita dalla malattia della vita. Avrebbero dovute essere completamente risanate da tutto. Dalla gioventù, dalla vecchiaia, dall’arte, dalla vita, dall’età, dal buonsenso e ancora dalla follia. Il soggiogamento della corruzione mediante la corruzione, il soggiogamento della morte delle sue opere mediante la morte, il soggiogamento della perfezione mediante la perfezione, tutto ciò era quanto il vecchio scrittore sperava da Yuichi.

YUKIO MISHIMA (1925 – 1970), Colori proibiti (1951 – 1953), traduzione dal giapponese di Lydia Origlia, prefazione di Gian Carlo Calza, Editoriale Nuova, Novara 1882 (I ed.), XV Una domenica in cui non si sa che fare, p. 187.


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