giovedì 24 novembre 2016

John Donne. Ché un pensiero è stato di te

I primi vent’anni da ieri dubitai
che te ne fossi andata. Quaranta mi sfamai
con favori passati, quaranta che potessero durare
sperai per tuo volere. Cento ha fatto affogare
il pinto, duecento i sospiri ha soffocato.
Mille non ho né fatto né pensato,
o non divisi, ché un pensiero è stato
di te, o in altri mille l’ho scordato.
Ma ch’è una vita lunga non lo dire;
morto, sono immortale: può un anima morire? 

JOHN DONNE (1572 – 1631), Il computo, in Id., Canzoni e sonetti, traduzione di Patrizia Valduga, con uno scritto di Giuseppe Guglielmi, SE, Milano 2003, p. 83.

For my first twenty years, since yesterday,
     I scarce believed thou couldst be gone away,
For forty more I fed on favours past,
     And forty on hopes that thou wouldst they might last.
Tears drown’d one hundred, and sighs blew out two,
      A thousand, I did neither think nor do,
      Or not divide, all being one thought of you;
      Or in a thousand more, forgot that too.
Yet call not this long life; but think that I
Am, by being dead, immortal; can ghosts die?

JOHN DONNE, The Computation, Songs and Sonnets, edited by E. K. Chambers, with an Introduction by George Saintsbury, Lawrence & Bullen, London 1896, in op. cit., p. 82.

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