giovedì 22 dicembre 2016

Cesare Pavese. Tocchi i capelli e ne scuoti il ricordo


Estate


C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

                                     Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

                                                             Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.


[3 – 10 settembre 1940] 


CESARE PAVESE (1908 – 1950), Estate, da Le poesie aggiunte, in Lavorare stanca (I ed. a cura di Alberto Carocci, Edizioni di «Solaria» 1936), introduzione di Vittorio Coletti, nota al testo di Mariarosa Masoero, Einaudi, Torino 2001 (I ed. 1943), p. 92.




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