domenica 4 dicembre 2016

Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il fondamento della distinzione


Al disopra dell’ordinato turbinío della crinolina rosea, le bianche spalle di Angelica ricadevano verso le braccia forti e dolci; la testa si ergeva piccola e sdegnosa sul collo liscio di gioventú e adorno di perle volutamente modeste. Quando dall’apertura del lungo guanto glacé essa fece uscire la mano non piccola ma di taglio perfetto, si vide brillare lo zaffiro napoletano.
Don Calogero era nella di lei scia, sorcetto custode di una fiammeggiante rosa; negli suoi abiti non vi era eleganza ma decenza sí, questa volta. Solo suo errore fu quello di portare all’occhiello la croce della Corona d’Italia conferitagli di recente; per altro essa scomparve presto in una delle tasche clandestine del frac di Tancredi.
Il fidanzato aveva già assegnato ad Angelica l’impassibilità, questo fondamento della distinzione (“Tu puoi essere espansiva e chiassosa soltanto con me, cara; per tutti gli altri devi essere la futura principessa Falconieri, superiore a molti, pari a chiunque”), e quindi il saluto di lei alla padrona di casa fu una non spontanea ma riuscitissima mescolanza di modestia verginale, alterigia neo-aristocratica e grazia giovanile.
I palermitani sono dopo tutto degli italiani, sensibili quindi quanti altri mai al fascino della bellezza ed al prestigio del denaro; inoltre Tancredi, per quanto attraente, essendo notoriamente squattrinato era giudicato un partito non desiderabile (a torto del resto, come si vide poi, quando fu troppo tardi): era quindi piú apprezzato dalle signore sposate che dalle ragazze da marito. Questi meriti e demeriti fecero sí che l’accoglienza che l’accoglienza ricevuta da Angelica fosse di un calore imprevisto.


GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA (1896 – 1957), Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano ottobre 1968 (IV edizione negli «Astri», I edizione assoluta 1958), Capitolo sesto – Il ballo: ingresso di Pallavicino e dei Sedàra, pp. 251 – 252.


Arma dei Tomasi di Lampedusa. D’azzurro, al leopardo d’oro illeonito, sostenuto da un monte di tre cime di verde cucito. Motto: spes mea in deo est




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