giovedì 12 gennaio 2017

Alessandro Baricco. Irrecuperabile momento di autenticità


Sembra ovvio ma vale la pena ricordarlo: prima di Beethoven, Beethoven non c’era. Il suo lavorò generò un concetto di musica che prima non esisteva. Nelle sue opere si offre lo spettacolo raro di quando un’idea esce dal nulla e diventa. È il miracolo della “prima volta”, quando l’enigma di un evento inedito provoca lo scoccare di un nome. Ci sono mille cose a cui, adesso, si abbina un termine come nostalgia. Ma bisogna immaginarsi la prima volta che si affacciò qualcosa di talmente inguaribile di richiedere la sutura di un nome nuovo. L’istante in cui si fu costretti a coniare il termine nostalgia. La prima volta. Lì, davvero, il fragile legame tra reale e idee ha il suo massimo e irrecuperabile momento di autenticità. Un’idea come quella di musica colta ha il suo momento di irripetibile verità nel tempo, durato decenni, in cui poté essere la sperimentale risposta a una realtà che sfuggiva a qualsiasi altro nome. Per l’Ottocento romantico nominare quella realtà e cercare di codificarla era un modo di scoprire il proprio presente e di fondare la propria identità. Ma ciò che di vero crepita nella formula finale di quel collettivo commino di scoperta sbiadisce man mano che ci si allontana da quel momento di originaria autenticità. Ed è quanto sta succedendo, con impunita sistematicità, oggi.


ALESSANDRO BARICCO (1958), L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità, Feltrinelli, Milano 2009 (I ed. 1992), 1. L’idea di musica colta, pp. 19 – 20.




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