domenica 8 gennaio 2017

John Ruskin. Il cuore autentico di Venezia

George Richmond, Ritratto di John Ruskin, in Le pietre di Venezia, p. 13.

Ma il cuore autentico di Venezia si mostra soltanto quando deve prendere una decisione rapida; il suo spirito mercantile riprende il sopravvento ogni volta in cui ha tempo per fare il computo del guadagno, o quando le probabilità sono così alte da non richieder calcoli. E la totale sudditanza della pietà privata agli interessi politici dello Stato balza evidente non solo dalla serie pressoché di tradimenti e di tirannidi che mantennero e dilatarono il suo impero, bensì da una circostanza singolarissima, elevata al rango s simbolo, nella costruzione della città stessa. Non ho conoscenza di altra città in Europa in cui la cattedrale non rappresenti l’aspetto principale. A Venezia invece la chiesa principale era la cappella annessa al palazzo del principe e veniva chiamata la Chiesa Ducale; mentre la chiesa patriarcale, insignificante nelle proporzioni e meschina nelle decorazioni, sorge sull’ultima isoletta del gruppo veneziano e il suo nome, e il luogo dove s’eleva, sono ignoti con ogni probabilità alla maggior parte dei viaggiatori che passano frettolosi per Venezia. Né è meno degno di nota che i due templi più importanti di Venezia, dopo la cappella ducale, debbano la loro imponenza e il loro splendore non a sforzi dello Stato, ma all'energia di frati francescani e domenicani sostenuti dalla vasta organizzazione delle loro confraternite in tutta la penisola, protetti dal più pio e forse, in quella generazione, il più saggio dei princpi di Venezia, Tommaso Mocenigo, che ora riposa sotto il tetto di uno di quei templi e la cui vita non è satireggiata dalle figure delle virtù che uno scultore toscan ha posto attorno alla sua tomba.


JOHN RUSKIN (1819 – 1900), Le pietre di Venezia, a cura e con l’introduzione di Jan Morris, nota all’edizione italiana di Attilio Brilli, Mondadori, Milano 1982 (seconda edizione, prima edizione 1981), La cava, pp. 47 – 48.

John Ruskin, Ala meridionale di San Marco vista dalla Loggia del Palazzo Ducale, p. 27.

But the heart of Venice is shown only in her hastiest councils; her worldly spirit recovers the ascendency whenever she has time to calculate the probabilities of advantage, or when they are sufficiently distinct to need no calculation ; and the entire subjection of private piety to national policy is not only remarkable throughout the almost endless series of treacheries and tyrannies by which her empire was enlarged and maintained, but symbolised by a very singular circumstance in the building of the city itself. I am aware of no other city of Europe in which its cathedral was not the principal feature. But the principal church in Venice was the chapel attached to the palace of her prince, and called the «Chiesa Ducale». The patriarchal church, inconsiderable in size and mean in decoration, stands on the outermost islet of the Venetian group, and its name, as well as its site, is probably unknown to the greater number of travellers passing hastily through the city. Nor is it less worthy of remark, that the two most important temples of Venice, next to the ducal chapel, owe their size and magnificence, not to national effort, but to the energy of the Franciscan and Dominican monks, supported by the vast organization of those great societies on the mainland of Italy, and countenanced by the most pious, and perhaps also, in hig generation, the most wise, of all the princes of Venice, who now rests beneath the roof of one of those very temples, and whose life is not satirized by the images of the Virtues which a Tuscan sculptor has placed around his tomb. 


JOHN RUSKIN, The Stones of Venice, with Illustrations drawn by the Author, Smth – Elder  and Co., London 1851 (first edition), Chapter I. The quarry, § IX., p. 7.



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