giovedì 26 gennaio 2017

Roberto Calasso. Un'isola di autonomia che si disperde in atomi ciechi


Qualcosa separa i personaggi omerici da tutto ciò che fu scritto prima e sarebbe stato scritto dopo. Si comportano come quegli atei perfetti che non sono mai esistiti, convinti che la vita coincida con il respiro. Dopo la morte, per gli atei scientisti, non vi è che un vago nulla. Per i personaggi omerici, c'era una lunga tortura, uno smaniare privo di memoria e di mente. Non certo un'altra vita, e nemmeno una punizione per la vita, ma una fisiologia sfibrata e vaneggiarne, al di qua della vita.
      Eppure, finché il respiro durava, tutto era pieno di dèi. Pensando ad Achille che all'alba, ogni giorno, trascinava il cadavere di Ettore intorno al rogo di Patroclo, Ecuba dice: «Ma non per questo [Patroclo] è resuscitato». Nessun artificio, nessun rito, nessun merito possono mutare questo fatto. Gli dèi «sono sempre», come si ripete, instancabilmente, nelle tarsie formulari; chi riconosce gli dèi è per un breve tempo. Nella loro modestia, gli atei sono pieni di boria. Per il breve tempo della loro vita sono convinti di amministrare qualcosa, un'isola di autonomia che poi si disperde in atomi ciechi. Gli eroi omerici non si concedevano questa consolazione: mentre vivevano, sapevano di essere sostenuti e attraversati da qualcosa di remoto e di integro, che poi li abbandonava come stracci.

ROBERTO CALASSO (1941), Le nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, Milano 1988 (prima edizione), X, pp. 381 – 382. 

Achille trascina il cadavere di Ettore. Hydria, ceramica a figure nere (520 – 510 b.C.), 50 (altezza) x 26.1 (diametro della bocca) x 56.5 (altezza ai manici) x 56.5 (larghezza manici compresi). MFA-Museum of Fine Arts, Boston.





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