giovedì 2 febbraio 2017

Edgar Allan Poe. Quel velo di malinconia inseparabile dalla perfezione della bellezza


«V’è un quadro», disse […], «c’è un altro quadro che non ha visto.» E scostando una tenda, scoprì un ritratto a grandezza naturale della Marchesa Aphrodite. L’arte umana non avrebbe potuto fare di più per evidenziare la sua bellezza sovrumana.
     La stessa figura eterea che avevo visto davanti a me la sera precedente, sui gradini del Palazzo Ducale, mi era di fronte ancora una volta. Ma nell’espressione del volto, che era tutto un sorriso radioso, si celava ancora (incomprensibile anomalia!) quel velo spasmodico di malinconia che sarà sempre inseparabile dalla perfezione della bellezza. Il braccio destro era piegato sul seno, il sinistro indicava un vaso modellato in modo strano, verso il basso. Era visibile un solo piccolo piede di fata, che quasi non toccava terra – inoltre scarsamente visibile nello sfondo luminoso, che sembrava circondare e racchiudere la sua bellezza, fluttuava un paio delle ali più delicate che si possono immaginare. Il mio sguardo si spostò dal quadro alla figura del mio amico, e le vigorose parole del Bussy d’Ambois di Chapman mi salirono istintvamente sulle labbra:
                                                                                                        Egli è in piedi
                                                 lì come una statua romana! Rimarrà in piedi 
                                                 finché la morte non l’avrà mutato in marmo!


EDGAR ALLAN POE (1809 – 1849), L’appuntamento (I edizione, con il titolo Il visionario 1834), in ID., Tutti i racconti, le poesie e le «Avventure di Gordon Pym», introduzione di Tommaso Pisanti, traduzione di Daniela Palladini, Newton Compton, Roma 2016 (II ed., I ed. 2009), Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, p. 189.




“There is one painting,” said he […] – “there is still one painting which you have not seen.” And throwing aside a drapery, he discovered a full length portrait of the Marchesa Aphrodite.
       Human art could have done no more in the delineation of her superhuman beauty. The same ethereal figure which stood before me the preceding night, upon the steps of the Ducal Palace, stood before me once again. But in the expression of the countenance, which was beaming all over with smiles, there still lurked (incomprehensible anomaly!) that fitful stain of melancholy which will ever be found inseparable from the perfection of the beautiful. Her right arm lay folded over her bosom. With her left she pointed downwards to a curiously fashioned vase. One small, fairy foot, alone visible, barely touched the earth – and, scarcely discernible in the brilliant atmosphere which seemed to encircle and enshrine her loveliness, floated a pair of the most delicately imagined wings. My glance fell from the painting to the figure of my friend, and the vigorous words of Chapman’s Bussy D’Ambois quivered instinctively upon my lips:
                                                                                                      He is up
                                                                          There like a Roman statue! He will stand
                                                                          Till Death hath made him marble!


EDGAR ALLAN POE, The Assignation (The Visionary, in «Godey’s Magazine and Lady’s Book», editor Sarah J. Hale, Publisher Louis Antoine Godey, Philadelphia 1834, vol. VIII, no. 1, January, pp. 40-43), in ID., Thirty-Two Stories, Edited, with Introductions and Notes by  Stuart Levine and Susan F. Levine, Hackett, Indianapolis/Cambridge 2000, pp. 39 – 40.

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