giovedì 23 febbraio 2017

Luigi Pirandello. La terra è dura, e la vita è di terra


         Perché son tutte cose che passano, e se pur lasciano traccia, è come se non la lasciassero, perché su le stesse tracce, sempre, la primavera, guardi: tre rose più, due rose meno, è sempre la stessa; e gli uomini hanno bisogno di dormire e di mangiare, di piangere e di ridere, d’uccidere e d’amare: piangere su le risa di jeri, amare sopra i morti d’oggi. Retorica, è vero? Ma per forza, poiché lei è così, e crede per ora ingenuamente che tutto, per il fatto della guerra, debba cambiare. Che vuole che cambi? Che contano i fatti? Per enormi che siano, sempre fatti sono. Passano. Passano, con gli individui che non sono riusciti a superarli. La vita resta, con gli stessi bisogni, con le stesse passioni, per gli stessi istinti, uguale sempre, come se non fosse mai nulla: ostinazione bruta e quasi cieca, che fa pena. La terra è dura, e la vita è di terra. Un cataclisma, una catastrofe, guerre, terremoti la scacciano da un punto; vi ritorna poco dopo, uguale, come se nulla fosse stato. Perché la vita, così dura com’è, così di terra com’è, vuole se stessa lì e non altrove, ancora e sempre uguale. E vorrà anche il cielo, per tante cose; ma, sopra tutto, creda, per dare respiro a questa terra. 


LUIGI PIRANDELLO (1867 – 1936), Colloquii coi personaggi (prima edizione in Berecche e la guerra, Facchi, Milano 1919), in ID., Novelle per un anno, edizioni integrali, a cura e introduzioni di Sergio Campailla, Newton Compton, Roma 2016 (II ed., I ed. 2011), Appendice: Novelle sparse, p. 1428. 












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