giovedì 9 marzo 2017

Albert Camus. La stanchezza sta al termine degli atti di una vita automatica



La levata, il tram, le quattro ore di ufficio o di officina, la colazione, il tram, le quattro ore di lavoro, la cena, il sonno e lo svolgersi del lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì e sabato sullo stesso ritmo... questo cammino viene seguito senza difficoltà la maggior parte del tempo. Soltanto, un giorno, sorge il “perché” e tutto comincia in una stanchezza colorata di stupore. “Comincia”, questo è importante. La stanchezza sta al termine degli atti di una vita automatica, ma inaugura al tempo stesso il movimento della coscienza, lo desta e provoca il seguito, che consiste nel ritorno incosciente alla catena o nel risveglio definitivo. Dopo il risveglio viene, col tempo, la conseguenza: suicidio e ristabilimento. In sé, la stanchezza ha qualche cosa di disgustoso, ma, in questo caso, devo concludere che è vantaggiosa. Infatti, tutto comincia con la coscienza e nulla ha valore se non per mezzo di questa. 


ALBERT CAMUS (1913 – 1960), Il mito di Sisifo (1942), prefazione (1979) di Corrado Rosso, traduzione di Attilio Borelli, Bompiani, Milano 1984 (II edizione “Nuovo Portico”, I edizione “Portico” 1947), Un ragionamento assurdo, Le muraglie assurde, p. 16.




Lever, tramway, quatre heures de bureau ou d’usine, repas, tramway, quatre heures de travail, repas, sommeil et lundi mardi mercredi jeudi vendredi et samedi sur le même rythme, cette route se suit aisément la plupart du temps. Un jour seulement, le «pourquoi» s’élève et tout commence dans cette lassitude teintée d’étonnement. «Commence», ceci est important. La lassitude est à la fin des actes d’une vie machinale, mais elle inaugure en même temps le mouvement de la conscience. Elle l’éveille et elle provoque la suite. La suite, c’est le retour inconscient dans la chaîne, ou c’est l’éveil définitif. Au bout de l’éveil vient, avec le temps, la conséquen-ce: suicide ou rétablissement. En soi, la lassitude a quelque chose d’écoeurant. Ici, je dois conclure qu’elle est bonne. Car tout commence par la conscience et rien ne vaut que par elle. 


ALBERT CAMUS, Le mythe de Sisyphe. Essai sur l’absurde, Gallimard, Paris 1945 (Nouvelle édition augmentée d’une étude sur Franz Kafka, première édition 1942), Un raisonnement absurde, Les murs absurdes, p. 27.

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