giovedì 30 marzo 2017

Roberto Calasso. Apollo vuole la rappresentazione


Appena lo si afferra, il mito si espande in un ventaglio di molti spicchi. Qui, la variante è l’origine. Ogni atto avvenne in questo modo, oppure in quest’altro, oppure in quest’altro. E in ciascuna di tali storie divergenti si riflettono le altre, tutte ci sfiorano come lembi della stessa stoffa. Se, per un capriccio della tradizione, di un fatto mitico ci rimane una versione sola, è un corpo senz’ombra e dobbiamo esercitarci a disegnare mentalmente la sua ombra invisibile. Apollo uccide il mostro, è il primo uccisore del mostro. Ma che cos’è il mostro? È la pelle di Pitone, mimetizzata fra cespugli e roccia, ed è la pelle morbida di Dafne, che già si muta in alloro e marmo.
Apollo non riesce a possedere la Ninfa, e forse neppure lo vuole. Dietro la Ninfa, cerca la corona di alloro che gli rimane in mano quando si dissolve il corpo di Dafne: vuole la rappresentazione. 

ROBERTO CALASSO (1941), Le nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, Milano 1988 (prima edizione), V, p. 172.

Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), Apollo e Dafne (1622 – 1625, particolare), marmo di Carrara, altezza cm. 243. Galleria Borghese, Roma.





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