domenica 23 aprile 2017

Eschilo. Attraverso il dolore il sapere acquista potenza


Zeus, chiunque egli sia, a lui mi rivolgo con questo nome, se gli è caro esser chiamato così. Se il dolore, che getta nella follia, deve essere cacciato dall’animo con verità, allora, soppesando tutte le cose con sapere che sta e non si lascia smentire, non posso pensare che a Zeus. Uranos, infatti, il dio del cielo, che pur fu in passato potente e traboccante di audacia spavalda, è come se non fosse mai stato. Ed è svanito chi poi venne ad esistere, Cronos, il dio del tempo, che si imbatté in Zeus, il vincitore per sempre. Chi ha la mente protesa verso Zeus, e annuncia la sua vittoria, perviene al culmine della sapienza. Guidando il pensiero dei mortali, Zeus ha stabilito che attraverso il dolore il sapere acquisti potenza. Quando, nel sonno, goccia davanti al cuore l’affanno che ricorda il dolore, allora, anche senza la volontà dei mortali, sopraggiunge in essi un sapere che salva. Questo è forse un dono dei dèmoni, che siedono potenti sul sacro seggio di Zeus. 


ESCHILO (525 circa – 456-455 a. C.), Agamennone, in EMANUELE SEVERINO, Interpretazione e traduzione dell’Orestea di Eschilo, Rizzoli, Milano 1985 (I edizione), I, Primo canto intorno all’ara, Coro, pp. 22 – 23.


Pittore di Atene 1714, Crise prega Agamennone per riscattare la figlia Criseide, cratere a volute apulo a figure rosse, lato A (ca. 360 –350 b.C.), ritrovato a Taranto. Museo del Louvre, Parigi.


Ζεύς, ὅστις ποτ´ ἐστίν, εἰ τόδ´ αὐ-
τῷ φίλον κεκλημένῳ,
τοῦτό νιν προσεννέπω.
Οὐκ ἔχω προσεικάσαι
πάντ´ ἐπισταθμώμενος
πλὴν Διός, εἰ τὸ μάταν ἀπὸ φροντίδος ἄχθος
χρὴ βαλεῖν ἐτητύμως.
Οὔθ᾿ ὅστις πάροιθεν ἦν μέγας,
παμμάχῳ θράσει βρύων,
οὐδὲ λέξεται πρὶν ὤν·
ὅς τ᾿ ἔπειτ᾿ ἔφυ, τριακ-
τῆρος οἴχεται τυχών·
Ζῆνα δέ τις προφρόνως ἐπινίκια κλάζων
τεύξεται φρενῶν τὸ πᾶν,
τὸν φρονεῖν βροτοὺς ὁδώ-
σαντα, τὸν “πάθει μάθος”
θέντα κυρίως ἔχειν.
Στάζει δ᾽ ἔν θ᾽ ὕπνῳ πρὸ καρδίας
μνησιπήμων πόνος: καὶ παρ᾽ ἄ-
κοντας ἦλθε σωφρονεῖν.
Δαιμόνων δέ που χάρις βίαιος
σέλμα σεμνὸν ἡμένων.



ΑΙΣΧΥΛΟΥ Ἀγαμέμνων, in Aeschylus, with an English translation and Preface (1926) by Herbert Weir Smith, edited, Appendix and Addendum by Hugh Lloyd-Jones, Loeb Classical Library, Harvard University Press – Heinemann, Cambridge & London 1988, 2 volumes, I volume, ΧΟΡΟΣ, 160 – 183 [στρ. β. - ἀντ. β. - στρ. γ.], pp. 18, 20.


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