domenica 9 aprile 2017

Fernando Pessoa. La decisione di essere Io


Oggi, presa una volta per tutte la decisione di essere Io, di vivere all’altezza del mio ministero, e di disprezzare perciò l’idea della pubblicità, e della plebea socializzazione di me e dell’Intersezionismo, ritornato dal mio viaggio fra le impressioni altrui, sono rientrato una volta per tutte nel pieno possesso del mio genio e nella divina consapevolezza della mia Missione. Oggi mi voglio soltanto come il mio carattere innato vuole che io sia e il mio Genio, nato con lui, mi impone di non smettere di essere.
Se un atteggiamento vale l’altro, meglio il più nobile, il più alto e il più distaccato. Se devo scegliere una posa, scelgo la posa di essere quello che sono.
Niente sfide alla plebe, niente girandole per lo scherno o la rabbia degli inferiori. La superiorità non si maschera da pagliaccio: si veste di rinuncia e di silenzio.
È cessata con questo l’ultima traccia di influenza degli altri sul mio carattere. Ho riconosciuto — nel sentire che potevo e mi accingevo a dominare il desiderio intenso e infantile di ‘lanciare l’Intersezionismo’ — la sicura padronanza di me.
Oggi un raggio mi ha illuminato di lucidità. Sono nato.


FERNANDO PESSOA (1888 – 1935), Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabacchi (Un baule pieno di gente) e (Materiali) con la collaborazione di Maria José de Lancastre, Adelphi, Milano 2012, due volumi, volume primo (quattordicesima edizione, prima edizione 1979), Fernando Pessoa ortonimo, [Appunti sparsi] traduzione di Rita Desti, Estetica dell’abdicazione, 21.11.1914, pp. 78 – 79.


Hoje, ao tomar de vez a decisão de ser Eu, de viver à altura do meu mister, e, por isso, de desprezar a ideia do reclame, e plebeia sociabilizacão de mim, do Interseccionismo, reentrei de vez, de volta da minha viagem de impressões pelos outros, na posse plena do meu Génio e na divina consciência da minha Missão. Hoje só me quero tal qual meu carácter nato quer que eu seja; e meu Génio, com ele nascido, me impõe que eu não deixe de ser.
Atitude por atitude, melhor a mais nobre, a mais alta e a mais calma. Pose por pose, a pose de ser o que sou.
Nada de desafios à plebe, nada de girândolas para o riso ou a raiva dos inferiores. A superioridade não se mascara de palhaço; é de renúncia e de silêncio que se veste.
O último rasto de influência dos outros no meu carácter cessou com isto. Reconheci — ao sentir que podia e ia dominar o desejo intenso e infantil de «lançar o Interseccionismo» — a tranquila posse de mim.
Um raio hoje deslumbrou-me de lucidez. Nasci. 

FERNANDO PESSOA, Páginas Íntimas e de Auto-Interpretação, textos estabelecidos e prefaciados por Georg Rudolf Lind e Jacinto Prado Coelho, Edições Atica, Lisboa 1966 (primeira edição), Notas autobiográficas e de autognose, Estética da abdicação, 18 [ms.] – 21.11.1914, pp. 63 – 64.

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