giovedì 20 aprile 2017

Luigi Pirandello. Il cemento della nostra volontà


Eppure, non c’è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.
Ah, voi credete che si costruiscano soltanto le case? Io mi costruisco di continuo e vi costruisco, e voi fate altrettanto. E la costruzione dura finché non si sgretoli il materiale dei nostri sentimenti e finché duri il cemento della nostra volontà. E perché credete che vi si raccomandi tanto la fermezza della volontà e la costanza dei sentimenti? Basta che quella vacilli un poco, e che questi si alterino d'un punto o cangino minimamente, e addio realtà nostra! Ci accorgiamo subito che non era altro che una nostra illusione.
Fermezza di volontà, dunque. Costanza nei sentimenti. Tenetevi forte, tenetevi forte per non dare di questi tuffi nel vuoto, per non andare incontro a queste ingrate soprese.
Ma che belle costruzioni vengono fuori! 


LUIGI PIRANDELLO (1867 – 1936) Uno, nessuno e centomila (I edizione in «La Fiera Letteraria», Milano, fra il n. 1, anno I, 13 dicembre 1925 e il n. 24, anno II, 13 giugno 1926; I edizione in volume Bemporad, Firenze 1926), introduzione di Alberto Bertoni, note di Rita Guerricchio, Giunti, Firenze 2016 (I edizione), Libro secondo, XI. Rientrando in città, p. 72.


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