domenica 14 maggio 2017

Charles Baudelaire. L’istinto superiore ad ogni filosofia


Improvvisamente i suoi occhi, abbagliati dall’esplosione della vita esterna e paragonando la pompa e la gloria del cielo con il gelo che copriva il volto della morta, ebbero una strana visione. Un lungo corridoio, una galleria sembrò aprirsi attraverso l'azzurro, una strada che si prolungava all’infinito. Sulle onde blu allora la sua mente si innalzò e le onde e la mente presero a correre verso il trono di Dio, ma il trono fuggiva senza sosta davanti al suo fervido inseguimento. Durante questa singolare estasi, si addormentò e quando riprese coscienza di sé, si ritrovò presso il letto della sorella. Il bambino solitario, oppresso dal suo primo dolore, era volato verso Dio, il solitario per eccellenza. L’istinto quindi, superiore ad ogni filosofia, gli aveva fatto trovare in un sogno celestiale un momentaneo sollievo. Credette di sentire un passo per le scale, e temendo, se lo avessero sorpreso in quella camera, che gli avrebbero impedito di rientrarvi, baciò in fretta le labbra della sorella e si ritirò con precauzione. Il giorno seguente i medici vennero per l’autopsia al cervello; ignorava lo scopo della loro visita e alcune ore dopo che essi se ne furono andati, cercò nuovamente di scivolare nella camera ma la porta era chiusa e la chiave era scomparsa. Gli fu dunque risparmiato il vedere, disonorati dalle devastazione della scienza, i resti di colei che gli lasciò in ricordo quindi un’immagine di pace, di immobilità e di purezza come il marmo od il ghiaccio. 


CHARLES BAUDELAIRE (1821 – 1867), Un mangiatore d’oppio (traduzione di Paolo Guzzi), da Paradisi artificiali (1860), in ID., Tutte le poesia e i capolavori in prosa, edizione integrale, introduzione, premesse e note a cura di Massimo Colesanti, Newton & Compton, Roma 1998 (I edizione), VII. Dispiaceri dell’infanzia, p. 761.

Charles Baudelaire, Un Mangeur D’Opium, estratto da Paradis Artificiels, illustrato da André Masson (1896 – 1987), La Mandragore, Paris 1945 (I edizione), stampato in 170 copie in pergamena di Rives.


Tout à coup, ses yeux, éblouis par l’éclat de la vie extérieure et comparant la pompe et la gloire des cieux avec la glace qui recouvrait le visage de la morte, eurent une étrange vision. Une galerie, une voûte sembla s’ouvrir à travers l’azur, – un chemin prolongé à l’infini. Et sur les vagues bleues son esprit s’éleva; et ces vagues et son esprit se mirent à courir vers le trône de Dieu; mais le trône rayait sans cesse devant son ardente poursuite. Dans cette singulière extase, il s’endormit; et quand il reprit possession de lui-même, il se retrouva assis auprès du lit de sa sœur. Ainsi l’enfant solitaire, accablé par son premier chagrin, s’était envolé vers Dieu, le solitaire par excellence. Ainsi l’instinct, supérieur à toute philosophie, lui avait fait trouver dans un rêve céleste un soulagement momentané. Il crut alors entendre un pas dans l’escalier, et craignant, si on le surprenait dans cette chambre, qu’on ne voulût l’empêcher d’y revenir, il baisa à la hâte les lèvres de sa sœur et se retira avec précaution. Le jour suivant, les médecins vinrent pour examiner le cerveau; il ignorait le but de leur visite, et, quelques heures après qu’ils se furent retirés, il essaya de se glisser de nouveau dans la chambre; mais la porte était fermée et la clef avait été retirée. Il lui fut donc épargné de voir, déshonorés par les ravages de la science, les restes de celle dont il a pu ainsi garder intacte une image paisible, immobile et pure comme le marbre ou la glace.


CHARLES BAUDELAIRE, Un Mangeur d’opium, Les paradis artificiels (Poulet-Malassis et de Broise, Paris 1860), VII. Chagrins d’enfance, in op. cit., p. 760.

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