giovedì 29 giugno 2017

Rainer Maria Rilke. Dalle alte potenze musica scese


Ma ora Te che conobbi come un fiore il cui nome
non so, ancora una volta Te vorrei ricordare
ed a loro mostrarti, a noi rapita,
bella compagna vinta dal clamore invincibile.

Danzava; e, a un tratto, in tutto il suo corpo esitante
 – statua di gioventù ne bronzo fusa –
Sostò triste, in ascolto, e dalle alte potenze
musica scese allora al suo cuore amato.

Vicino il male. Ormai vinto dall’ombre urgeva oscuro il sangue,
eppure, come appena sfiorato dal presagio,
maturava la sua naturale primavera.

Rotta da crolli e tenebre tornò ogni volta a splendere
La sua luce terrestre, finché per lei s’aprì
Dopo un orrendo battere la porta desolata.

A Wera


RAINER MARIA RILKE (1875 – 1926),  Sonetti a Orfeo. Monumento funebre alla memoria di Wera Ouckama Knopp (Castello di Muzot febbraio 1922, I edizione 1923), a cura, introduzione, traduzione e note di Giacomo Cacciapaglia, Studio Tesi, Pordenone 1995 (II ed., I ed. 1990), Parte prima, XXV, p. 53.





Dich aber will, Dich, die ich kannte
wie eine Blume, von der ich den Namen nicht weiß,
noch ein Mal erinnern und ihnen zeigen, Entwandte,
schöne Gespielin des unüberwindlichen Schreiʼs.

Tänzerin erst, die plötzlich, den Körper voll Zögern,
anhielt, als göß man ihr Jungsein in Erz;
trauernd und lauschend –. Da, von den hohen Vermögern
fiel ihr Musik in das veränderte Herz.

Nah war die Krankheit. Schon von den Schatten bemächtigt,
drängte verdunkelt das Blut, doch, wie flüchtig verdächtigt,
trieb es in seinen natürlichen Frühling hervor.

Wieder und wieder, von Dunkel und Sturz unterbrochen,
glänzte es irdisch. Bis es nach schrecklichem Pochen
trat in das trostlos offene Tor. 


RAINER MARIA RILKE, Die Sonette an Orpheus. Geschrieben als ein Grab-Mal für Wera Ouckama Knoop (1. Auflage Insel, Leipzig 1923), I, XXV, in op. cit., p. 52.


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