giovedì 22 giugno 2017

Richard Ford. Il lasciar fare non è la stessa cosa dell’indipendenza


Ma in qualsiasi giorno io posso alzarmi e fare le mie faccende in modo normale; oppure potrei andare a Trenton, commettere una rapina in un supermercato di generi di largo consumo o un assassinio su commissione, poi prendere un aereo per Caribou, Alberta, e camminare nudo in una zona paludosa e nessuno noterebbe gran che di straordinario nella mia vita, e neanche si renderebbe conto che me ne sono andato. Forse ci vorrebbero giorni, o anche settimane, perché si sollevasse qualche serio pandemonio personale. (No è esattamente che non esisto, ma non esisto tanto). Quindi se domani non mi facessi vedere per prendere mio figlio, o se mi presentassi con Sally come provocante ingaggio dell’ultimo minuto nella mia squadra, se comparissi con la grassona del circo o con un cesto pieno di cobra che dardeggiano la lingua, tutti gli interessati attribuirebbero a queste cose la minore importanza possibile, in parte affinché tutti mantengano il più possibile la loro libertà e flessibilità personale, in parte perché non verrei notato tanto di per me stesso. (Naturalmente ciò riflette i miei desideri – la natura non affrettata della mia vita di single nel morsa del Periodo di Esistenza – sebbene possa anche implicare che il lasciar fare non è esattamente la stessa cosa dell’indipendenza). 


RICHARD FORD (1944), Il giorno dell’Indipendenza (1995. 1996, vincitore del «Pulitzer Prize» e del «PEN-Faulkner Award for Fiction»), traduzione di Luigi Schenoni, Feltrinelli, Milano 1999 (prima edizione nell’Universale Economica 1996, prima edizione 1999), 6, p. 188 – 189.




But on any day I can rise and go about all my normal duties in a normal way; or I could drive down to Trenton, pull off a convenience-store stickup or a contract hit, then fly off to Caribou, Alberta, walk off naked into the muskeg and no one would notice much of anything out of the ordinary about my life, or even register I was gone. It could take days, possibly weeks, for serious personal dust to be raised. (It’s not exactly as if I didn’t exist, but that I don’t exist as much). So, if I didn’t appear tomorrow to get my son, or if I showed up with Sally as a provocative late sign-up to my team, if I showed up with the fat lady from the circus or a box of spitting cobras, as little as possible would be made of it by all concerned, partly in order that everybody retain as much of their own personal freedom and flexibility as possible, and partly because I just wouldn’t be noticed that much per se. (This reflects my own wishes, of course – the unhurried nature of my single life in the grip of the Existence Period – though it may also imply that laissez-faire is not precisely the same as independence). 


RICHARD FORD, Independence day, Bloomsbury, London-Oxford-New York 2006 (first published by Harvill Press, London 1995), 6, p. 176.

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