giovedì 14 settembre 2017

Bruce Chatwin. Per gli schiavi e gli animali addomesticati si usano le stesse parole


Ogni tribù nomade è una potenziale macchina militare il cui impulso, se non di combattere altri nomadi, è di saccheggiare o minacciare le città. Perciò dagli albori della storia i popoli stanziali hanno reclutato i nomadi come mercenari: o per scongiurare la minaccia dei nomadi, come i cosacchi che combatterono per gli zar contro i tartari; o, se non c’erano nomadi, per combattere contro altri Stati.
                                                                                                        *
Nella Mesopotamia antica, questi «mercenari» si trasformarono prima in una casta di aristocratici soldati, poi presero il comando dello Stato. Si può ipotizzare che lo Stato, come tale, sia stato il risultato di una specie di fusione «chimica» fra il pastore e il coltivatore – una volta appurato che le tecniche di coercizione degli animali si potevano applicare a una massa inerte di contadini.
A parte la loro funzione di «Signori delle acque fecondatrici», i primi Dittatori si definirono «Pastori del popolo». In effetti, in tutto il mondo, per gli «schiavi» e gli «animali addomesticati» si usano le stesse parole: le masse devono essere radunate, munte, rinchiuse (per salvarle dai «lupi» umani all’esterno) e, all’occorrenza, messe in fila e portate al macello.
     La Città è quindi un ovile sovrapposto a un Giardino.


BRUCE CHATWIN (1940 – 1989), Le Vie dei Canti (1987), traduzione di Silvia Gariglio, Adelphi, Milano 2017 (XXII edizione, I edizione 1988), Dai taccuini, p. 270.





Any nomad tribe is a military machine in embryo whose impulse, if it is not fighting other nomads, is to raid or threaten the city. Settlers, therefore, since the beginning of history, have recruited nomads as mercenaries: either to stave off a nomad threat, as the Cossacks fought the Tatars for the Tsars; or, if there were no nomads, to fight other States.
                                                                                                        
In ancient Mesopotamia, these ‘mercenaries’ first transformed themselves into a caste of military aristocrats, then into directors of the State. It can be argued that the State, as such, resulted from a kind of ‘chemical’ fusion between herdsman and planter, once it was realised that the techniques of animal coercion could be applied to an inert peasant mass.
Apart from their role as ‘Lords of the Fertilising Waters’, the first Dictators called themselves ‘Shepherds of the People’. Indeed, all over the world, the words for ‘slave’ and ‘domesticated animal’ are the same. The masses are to be corralled, milked, penned in (to save them from the human ‘wolves’ aoutise), and, if need be, lined up for slaughter.
     The City is thus a sheepfold superimposed over a Garden. 

BRUCE CHATWIN, The Songlines, Vintage 1998 (first published Jonathan Cape, London 1987), From the Notebooks, p. 201.

Nessun commento:

Posta un commento