domenica 17 settembre 2017

Giacomo Leopardi. Il pretesto del narratore e dell'insegnatore



Alla p. 3550. Il narrare non dev’essere al poeta epico che un pretesto, la persona di narratore non dev’essere a lui che una maschera, come al didascalico la persona d’insegnatore. Ma questo pretesto, questa maschera ei deve sempre perfettamente conservarlo, ed esattamente (quanto all’apparenza e come al di fuori) rappresentarla in modo ch’ei sembri sempre essere narratore, e non altro. E cosí fecero tutti i grandi, incluso Dante, che non è epico, ma il cui soggetto è narrativo, sebben ei dà forse troppo talvolta in dissertazioni e declamazioni, ma, torno a dire, il suo poema non è epico, ed è misto di narrativo e di dottrinale, morale ec. (29 settembre, dì di S. Michele Arcangelo, 1823). 


GIACOMO LEOPARDI (1798 – 1837), Zibaldone di pensieri (1817 – 1832, prima edizione Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, a cura di Giosuè Carducci, Le Monnier, Firenze 1898-1900, in 7 voll.), in ID., Opere, a cura di Sergio e Raffaella Solmi, vol. 52 di 75 de La letteratura italiana. Storia e testi, Ricciardi, Milano-Napoli (1951 – 2001) editio princeps (dal 2004 di proprietà dell’«Istituto dell’Enciclopedia italiana», Grandi Opere Treccani) 1956, 2 tomi, tomo II, [3550], p. 679.




1 commento:

  1. Come dice il Tasso:
    "Sai che là corre il mondo, ove più versi
    di sue dolcezze il lusinghier Parnaso;
    e che 'l vero condito in molli versi,
    i più schivi allettando ha persuaso.
    Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi
    di soavi licor gli orli del vaso:
    succhi amari, ingannato, intanto ei beve,
    e dall’inganno suo vita riceve"

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