mercoledì 27 settembre 2017

Vitaliano Brancati. All’oggetto dei loro sogni



Gli animi s’erano esacerbati, e le cose stavano per prendere una brutta piega, quando, sugli alberi del giardino pubblico, scintillò la prima fetta di luna.
   Questa luna d’agosto sarà ricordata, a Catania, per molti anni: essa portò un’infinita, sebbene assai breve (non durò più di un mese), dolcezza nei costumi, e spinse l’amore così lontano che anche Monosola impallidì, si liquefece, disimparò i volgari rumori, per cui era famoso tra gli amici coi quali accompagnava i gravi passi di Laurenti nella notte. In parecchi, il termine dell’amore fu unico: Maria Antonietta dei Marconella. Ma questo non irritava troppo Giovanni che non era riuscito a sentire rancore contro persone che non dormivano, non mangiavano, e non avevano mai rivolto la parola all’oggetto dei lori sogni.
   Anzi, una profonda simpatia lo legò a queste persone che, nel vestire sempre meglio, indossavano abiti sempre più stretti.


VITALIANO BRANCATI (1907 – 1954), Don Giovanni in Sicilia, Bompiani, Milano 1988 (V edizione Tascabili, I edizione Rizzoli, Milano 1941), VI, pp. 49 – 50.











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