domenica 21 gennaio 2018

Giacomo Leopardi. L’oggetto determinato della ricordanza. Le parole determinano, i versi determinano



La memoria per potersi ricordare ha bisogno che l’oggetto della ricordanza sia in qualche maniera determinato. Dell’indeterminato ella non si ricorda se non difficilissimamente e per poco, o solo se ne ricorda rispetto a quella parte ch’esso può avere di determinato. Chi vuol ricordarsi di qualunque cosa bisogna che ne determini in qualche modo l’idea nella sua mente, e questo è ciò che facciamo tutto giorno senza pensarvi. Le parole determinano, i versi determinano. Or questa è appunto la proprietà della materia: l’avere i suoi confini certi e conosciuti e il non mancar mai di termini per ogni verso e di circoscrizione. Tutto il secreto per aiutar la memoria si riduce a materializzare le cose o le idee quanto più si possa: e quanto più vi si riesce, tanto meglio la memoria si ricorda. Bensì il progresso dell’assuefazione, cioè della facoltà della memoria, fa ch’ella possa sempre più facilmente ricordarsi di cose sempre meno materiali di quelle delle quali le era possibile il ricordarsi da bambino e da fanciullo (22 settembre 1821).



GIACOMO LEOPARDI (1798 – 1837), Zibaldone di pensieri (1817 – 1832, prima edizione Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, a cura di Giosuè Carducci, Le Monnier, Firenze 1898-1900, in 7 voll.), in ID., Opere, a cura di Sergio e Raffaella Solmi, vol. 52 di 75 de La letteratura italiana. Storia e testi, Ricciardi, Milano-Napoli (1951 – 2001) editio princeps (dal 2004 di proprietà dell’«Istituto dell’Enciclopedia italiana», Grandi Opere Treccani) 1956, 2 tomi, tomo II, [1764] – [1765], pp. 379 – 380.




Casa Leopardi, Recanati. La biblioteca del Conte Monaldo





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