mercoledì 28 marzo 2018

Murakami Haruki. Il significato della preghiera



Entrata in albergo, si diresse subito alla toilette. Fortunatamente non c’era nessuno. Per prima cosa si sedette sul gabinetto e urinò a lungo. Chiuse gli occhi e, facendo il vuoto nei suoi pensieri, sentí il rumore dell’urina come se stesse ascoltando il fragore del mare in lontananza. Poi andò al lavandino, si lavò bene le mani col sapone, si riavviò i capelli con la spazzola e si soffiò il naso. Tirò fuori lo spazzolino e si lavò in fretta i denti, senza dentifricio. Per mancanza di tempo, rinunciò a passarsi il filo interdentale. Non era necessario preoccuparsi anche di quello. Non si stava recando a un incontro amoroso. Di fronte allo specchio, si diede una leggera passata di rossetto sulle labbra. Si lisciò le sopracciglia. Si tolse la giacca del tailleur, sistemò sul petto l’orlo del reggiseno, accomodò le pieghe della camicetta bianca e si annusò le ascelle per controllare che non odorassero di sudore: erano a posto. Poi chiuse gli occhi e, come faceva ogni volta, recitò una preghiera. Le parole in sé non avevano per lei alcun significato. Il significato della preghiera non contava niente. La cosa importante era recitarla. 

MURAKAMI HARUKI (1949), 1Q84. Libri 1 e 2 (Shinchosha, Shinjuku-Tokyo 2009), traduzione dal giapponese di Giorgio Amitrano, Einaudi 2015 (terza edizione, prima edizione 2011), Libro primo Aprile-giugno, 3. Aoname. Alcune cose che hanno subito modifiche, p. 45.








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