domenica 6 maggio 2018

Rainer Maria Rilke. In ascolto a Colui che ci esaudisce infine




O gioia sempre nuova di creare dalla terra argilla!
Quasi nessuno li aiutò, i primi che osarono.
Città tuttavia sorsero lungo golfi felici,
acqua e olio colmarono le brocche tuttavia.

Gli Dèi, li progettiamo prima in abbozzi audaci
che l’ispido destino nuovamente ci distrugge.
Ma essi sono immortali. E a noi è dato tenderci
in ascolto a Colui che ci esaudisce infine.

Noi, stirpe sola nei millenni: madri e padri
sempre più gravidi di quel futuro figlio
che un giorno, superandoci, sconvolga il nostro essere.

E quanto tempo abbiamo, noi gettati nell’azzardo infinito!
Chi siamo, lo sa solo la morte taciturna,
e sa quale guadagno ne trae quando ci presta.





RAINER MARIA RILKE (1875 – 1926), Sonetti a Orfeo. Monumento funebre alla memoria di Wera Ouckama Knopp (Castello di Muzot febbraio 1922, I edizione 1923), introduzione, traduzione e note a cura di Giacomo Cacciapaglia, Studio Tesi, Pordenone 1995 (2 edizione, 1 edizione1990), Parte seconda, XXIV, p. 109.




O Diese Lust, immer neu, aus gelockertem Lehm!
Niemand beinah hat den frühesten Wagern geholfen.
Städte entstanden trotzdem an beseligten Golfen.
Wasser und Öl füllten die Krüge trotzdem.

Götter, wir planen sie erst in erkühnten Entwürfen,
die uns das mürrische Schicksal wieder zerstört.
Aber sie sind die Unsterblichen. Sehet, wir dürfen
jenen erhorchen, der uns am Ende erhört.

Wir, ein Geschlecht durch Jahrtausende: Mütter und Väter,
immer erfüllter von dem künftigen Kind,
dass es uns einst, übersteigend, erschüttere, später.

Wir, wir unendlich Gewagten, was haben wir Zeit!
Und nur der schweigsame Tod, der weiß, was wir sind
und was er immer gewinnt, wenn er uns leiht.





RAINER MARIA RILKE, Die Sonette an Orpheus. Geschrieben als ein Grab-Mal für Wera Ouckama Knoop (1922, 1. Auflage Insel, Leipzig 1923), II, XXIV, in op. cit., p. 108.

Nessun commento:

Posta un commento