domenica 10 giugno 2018

Karl Kraus. Il giornalismo. L’eternità può diventare attualità



Il giornalismo, che spinge gli spiriti nella sua stalla, intanto conquista i loro pascoli. I cronisti vorrebbero essere autori. Vengono pubblicate raccolte di feuilletons che meravigliano soprattutto per il fatto che non si sono sfasciate in mano al legatore. Si fa il pane con le briciole. Ma che cosa dà loro la speranza di durare? Il perdurante interesse nel materiale che si sono «scelto». Se uno chiacchiera sull’eternità, non dovrebbe essere udito per tutta l’eternità? Il giornalismo vive di questo sofisma. Ha sempre a disposizione dei grandi temi e in mano sua l’eternità può diventare d’attualità; ma con la stessa facilità deve poi invecchiare. L’artista dà forma al giorno, all’ora, al minuto. Per lui, quanto più il pretesto è limitato e condizionato nel tempo e nel luogo, tanto più la sua opera cresce libera e senza limiti, tanto più si allontana dal suo pretesto. Sul momento può tranquillamente invecchiare: ringiovanirà con gli anni. 

KARL KRAUS (1874 – 1936), Detti e contraddetti, a cura, traduzione e con un saggio di Roberto Calasso (Una muraglia cinese), Adelphi, Milano 1992 (prima edizione 1972), Pro Domo et Mundo (1912), Dell’artista, pp. 216 – 217.


Der Journalismus, der die Geister in seinen Stall treibt erobert indessen ihre Weide. Tagschreiber möchten Autoren sein. Es erscheinen Feuilletonsammlungen, an denen man nichts so sehr bestaunt, als daß dem Buchbinder die Arbeit nicht in der Hand zerfallen. Brot wird aus Brosamen gebacken. Was ist es, das ihnen Hoffnung auf die Fortdauer macht? Das fortdauernde Interesse an dem Stoff, den sie «sie wählen». Wenn einer über die Ewigkeit plaudert, sollte er da nicht gehört werden, solange die Ewigkeit dauert? Von diesem Trugschluss lebt der Journalismus. Er hat immer die größten Themen und unter seinen Händen kann die Ewigkeit aktuell werden; aber sie muss ihm auch ebenso leicht wieder veralten. Der Künstler gestaltet den Tag, die Stunde, die Minute. Sein Anlass mag zeitlich und lokal noch so begrenzt und bedingt sein, sein Werk wächst umso grenzenloser und freier, je weiter es dem Anlaß entrückt wird. Es veralte getrost im Augenblick: es verjüngt sich in Jahrzehnten. 

KARL KRAUS, Pro Domo et Mundo (Langen, München 1912), in Werke von Karl Kraus, herausgegeben von Heinrich Fischer, Kösel, München 1952 – 1970, 14 Bände, III Band Beim Wort genommen (1974, Erste Auflage 1955), IV. Vom Künstler, S. 233.

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